Scrivi un racconto

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Sono terminate le selezioni del concorso “Scrivi un racconto“!

Sono arrivati in redazione molti testi interessanti e non è stato semplice selezionare tra tutti un unico vincitore ma, dopo un’attenta valutazione, la giuria ha deciso di premiare un racconto dalla trama originale che ha ricevuto unanimità di consensi.
E’ con grande piacere che annunciamo la vittoria di Francesca Esposito con il suo racconto intitolato “Subway Blu”. Complimenti! Il racconto scelto come vincitore verrà pubblicato nei prossimi giorni qui sul sito e l’autrice, che sarà presto contattata, riceverà direttamente a casa il suo premio.
Vi ricordo che entro sabato verrà pubblicato sul sito l’elenco dei racconti finalisti.

Grazie a tutti i partecipanti. Al prossimo concorso!

Gli ultimi giorni di Krypton

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Pubblichiamo l’email di un lettore de “Gli ultimi giorni di Krypton”.
Grazie, Pierfrancesco!

Spett.le casa editrice zero91,
vi scrivo perchè ho acquistato il volume di Kevin J. Anderson di cui in oggetto e devo dire che sono rimasto piacevolmente stupito dalla godibilità dello stesso,non è facile analizzare le vicende che hanno determinato in effetti la “nascita”del Superman che tutti noi fans conosciamo,si rischiava di diventare stucchevoli o,quantomeno,allontanarsi dalla genesi “ufficiale”del personaggio. L’autore,invece,ha saputo miscelare sapientemente i vari ingredienti donandoci un’opera veramente notevole.
A tal proposito desidererei chiedervi se avete in animo di pubblicare altri volumi sullo stesso tema(supereroi)vi ringrazio dell’attenzione che vorrete dedicare a questa mia e ne approfitto per augurarvi un 2011 pieno di successi
editoriali.
Con stima.
Pierfrancesco

Vediamo un po’ se con un blog posso generare attenzione intorno a “Quello che manca”…

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Questa fu la risposta che diedi alla domanda che cominciò a perseguitarmi nel momento stesso in cui mi resi conto che il file word che avevo nel portatile di casa, nel PC a lavoro e su un paio di chiavette, poteva sognare di diventare un libro: E ora come lo trovo un editore?

Era il classico problema della committenza, ma stavolta non lo stavo studiando. Stavolta era un mio problema. Cominciai ad eliminare le cose che non volevo fare, cercando di capire se rimaneva qualcosa che invece valeva la pena di tentare. Innanzi tutto non volevo avere a che fare con editori a pagamento, cosa che, al di là del problema generale, mi sembrava in qualche modo umiliante. Inoltre dopo un’esperienza di lavoro nella stanza accanto a quella in cui venivano accatastati i mucchi di curriculum vitae arrivati per posta, non volevo neppure fare spedizioni a caso, ma solo mirate, del mio romanzo.

pz.119 (delete) di vitobenicio zingales

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oggi era il turno di una poesia. a rima alternata. una di quelle che dicevano l’amore a partire da cipria e capezzoli rifatti. milioni di minchionerie da ipermercato, giungevano da tutte le fottute province italiane, scampia e isole comprese. una poesia. a rima incatenata. una di quelle che dicevano lo sgomento sull’uscio del culo. e la vita chissà da quale cazzo di occhi sventrati. di una donna. una stronza, sicuramente. la segnalazione giunse sul mogano meranti del suo altare, al mattino. puntuale, sputato. col suo bel protocollo, in alto a sinistra. sezione, classifica, categoria. le variabili c’erano tutte. e in evidenza, ocra scuro, vergata a mano, la firma di uno di quelli della segreteria del vaticano.
in vinile nero gessato, lui. alto, elegante, superbo. da depliant. colla puzza nell’alito dell’anima e con uno di quei buchi che da soli potrebbero fottere la coscienza della più cannibale tra le puttane. in fondo era uno di quelli che contano. uno di quelli che sono stronzi e il mondo li sa per tutta la merda pompata tra i condotti del cuore. un cuore di merda, per l’appunto. con la camicia fetish, su per il collo senza schizzi di vene. stronzo, nel suo tre bottoni, uno dietro l’altro, e dritto sul cuoio di una suola senza la cazzo di una seppur minima, onorata tacca. pulito. che sa d’amido. e di ottusa perfidia. come la sua voce: metallo che sanguina. la sua vita: dai suoi occhi, vetro freddo verdastro, alla sua bocca, plastica sottile magenta. in vinile nero gessato: dalle sue mani, ciano menzogna, alla sua voce, cloruro di colpa e potere ossidante. cazzo, il capo!

Il fantasy dopo Harry Potter – presentazione de Il canto della Notte a Un libro a Milano

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Domenica 28 novembre
ore 12.00 – Spazio ragazzi
presentazione de Il canto della Notte

Un Libro a Milano, Zero91, Zephiro Edizioni e Kaba Edizoni presentano il dibattito intorno ai fantasy Il canto della notte di Camilla Morgan-Davis (Zero91) Eileen e il sogno di Velathri di Elena Stefania Pietra (Zephyro Edizioni) e L’ombra della congiura di Alessio Paolucci (Kaba Edizioni).
Ne parlano gli autori.

Dopo essere stato reso popolare da Harry Potter, il genere fantasy sta conoscendo un enorme successo di pubblico di tutte le età.
Nello contempo, però, qualcosa è cambiato dalle fantastiche ambientazioni dei grandi classici, tingendosi di forti tinte noir, se non decisamente gotiche.
Ne parliamo con tre autori molto differenti fra loro, cercando di capire quale direzione sta prendendo il genere.

Il canto della notte

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A mio parere mai un titolo è stato più adatto per un romanzo, perché Il Canto della Notte racchiude tra le sue pagine parole evocative che si susseguono dando vita un’Armonia notturna popolata da creature fiere e affascinanti.
Il canto delle parole di Camilla Morgan Davis si sprigiona fin dalle prime pagine, attraverso personaggi capaci di rapire il lettore con la forza dei loro desideri e di trascinarlo all’interno delle loro esistenze intrise di leggenda e di rituali che si perdono nella memoria del mondo.

Un canto che parla di una storia d’amore, ma anche e soprattutto di un destino al quale sembra impossibile fuggire, un desitno che ha le sue radici nel dolore e il suo compimento nel sangue e nella luce argentea della Luna.

Un canto che è destinato a restare nell’anima e a lasciare chiunque vi si immerga con il cuore lacerato dal desiderio di scoprire i suoi ultimi versi.

Paola Boni, scrittrice.

Commenti recenti

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Massimo

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Ho avuto una pessima esperienza pubblicando il mio primo libro con contributo. Non un solo aspetto ha funzionato.
1 – Nonostante abbia visionato e rivisionato le bozze sino alla nausea, e nonostante le mie correzioni segnalate alla casa editrice, il libro è stato pubblicato pieno di errori, come non l’avessi nemmeno corretto.
2 – Pensate che sulla copertina la casa editrice ha scritto “romanzo”, quando invece si trattava di una raccolta di racconti.
3 – Nemmeno una copia del libro è finita in libreria.
4 – Nemmeno una presentazione è stata organizzata dalla casa editrice, le ho organizzate io, e non solo la casa editrice non mi ha aiutato, ma mi ha persino ostacolato non rifornendo la libreria delle copie richieste.
5 – Dopo pochi mesi l’editore mi telefona dicendomi che la prima edizione è esaurita, che per contratto doveva essere di 500 copie.
Dopo un paio di giorni mi arriva il resoconto delle copie vendute per determinare il compenso: 62 copie vendute. Le cose sono due: o sono stato imbrogliato all’inizio e non sono state stampate le 500 copie pattuite, o sono stato imbrogliato sulle vendite.
6 – La casa editrice non solo non ha fatto niente per cercare di vendere qualche copia del libro, ma ne ha persino ostacolato la pubblicità e la circolazione, in pratica sembrava facessero di tutto per non venderlo.
7 – Il bello è che dopo tutto questo, mi mandano ancora le newsletter proponendomi di fare pubblicità al mio libro via radio, per la modica cifra di 500 euro, naturalmente a mio carico. Ok che sono stato un deficiente a pagare per la pubblicazione, ma non pensavo mi considerassero proprio un idiota.
Conclusione: se devo pubblicare ancora, mi faccio il libro io, piuttosto di pagare me lo scrivo a macchina, ritaglio le pagine e le rilego con un paio di graffette. Il risultato non sarà sicuramente peggiore di quello che ho ottenuto con quella casa editrice.

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mutui

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bello..

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prestiti pensionati

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Articolo di notevole importanza, ben fatto, è utilissimo leggerlo, grazie

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Delle

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La qualità di un romanzo conta eccome. Se è vero che gli editori, anche grandi, pubblicano molte boiate, dall’altro lato è vero che un libro veramente buono un editore lo trova sempre.

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dario

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Ciao anche a me ha contattato la stessa casa editrice,mi ha anche mandato a casa il contratto.che io ovviamente non ho firmato,e non so se lo farò, penso che a pagamento si pubblica qualsiasi cosa,ora sto cercando un’altra casa editrice che magari legga veramente il libro,voglia pubblicarlo,e poi parlare di compensi,sicuramente difficile da trovare.