Editoria a Pagamento
In queste pagine vi segnaleremo le case editrici che chiedono un contributo in denaro e quanti soldi ci hanno chiesto per pubblicare il nostro libro. Se qualcuno ha qualcosa da aggiungere può scrivere a blog@zero91.com.
Uniti possiamo impedire che si uccida la passione e l’editoria!
Casa Editrice
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Prezzo |
Copie |
| Editrice Nuovi Autori |
€ 3.500 |
250 |
| Pilgrim | €1.425 |
95 |

E hanno fatto bene!
Gli ENAP (editori non a pagamento) e certi belligeranti autori li prendono in giro e loro giustamente rispondono per le rime. Faranno probabilmente anche un bell’editing del libro
E chiedono soldi per un’opera che non avrebbe mercato (ma un piccolo mercato comunque sì, quello di amici e parenti dell’autore… anche se avete scritto appositamente delle cavolate, dunque 95 copie del libro sono perfette! Hanno fatto una valutazione equa!)
Come lettore di AP (autori a pagamento, ambito ampio in cui trovo quello che voi puritani non pubblicate… ad esmepio tanta poesia ma pure saggi e romanzi) e attento visitatore di blog, siti e forum come questo, sono ben lieto di portare finalmente un punto di vista diverso dall’idealismo imperante di cui ENAP e belligeranti autori autoreferenziali s’imbevono.
Tra l’altro ravvisando in molti ENAP la voglia di farsi pubblicità sfruttando le campagne anti EAP e stilando le orma note “liste nere” dei cattivoni approfittatori.
Sgombriamo il campo da un bell’equivoco di fondo.
L’arte (letteratura e musica comprese) nel momento in cui decide di palesarsi diventa un prodotto.
E come tale fa girare soldi.
Come non ci si stupisce di pagare il parrucchiere se ci taglia i capelli, non capisco perché ci si debba stupire di pagare un editore se ci fa un libro e non siamo nessuno (condizione questa, di non essere nessuno editorialmente parlando e di non smuovere più di 50/ 100 copie comune a moltissimi, anche se non vogliono sentirselo dire).
I tempi d’oro dell’editore mecenate sono finiti da anni ormai.
Il mercato è saturo.
Leggono in pochi.
Non c’è giro.
Questo vale anche e soprattutto per gli ENAP, anche se si vantano di fare selezioni qualitative (ho letto vari libri di editori che blateravano di non chiedere contributi e spesso li ho trovati di qualità scadente e pieni di errori… ah già, ma in quel caso l’autore non può lamentarsi perché non ha pagato!)
L’autore si dovrebbe preoccupare di muovere il sedere e promuovere da solo il suo libro, che abbia pagato meno, invece di pensae (come succede nel 90% dei casi) d’avere esaudito il suo compito scrivendolo.
Gli ENAP dovrebbero dimostrare su ogni singolo titolo che pubblicano quanto effettivamente hanno venduto e si sono messi in tasca, per dire che vivono solo di editoria e non altro.
Anche se ovviamente, stante l’atteggiamento aggressivo e parziale che trovo, farò la solita battaglia contro i mulini a vento…
Sembra giusto agli ENAP prendere in giro gli autori che leggono blog come questi e sperano di essere pubblicati (perché la vanità trabocca dai loro pori) spingendoli a dire “Ah, il vero editore è quello che crede in me e investe…”. Sì sì. Come no. Da quando in qua un esordiente ha la faccia di pretendere che sia qualcun altro a dover credere in lui?
Prima l’autore dimostri di valere qualcosa e poi solo poi speri che qualcuno gli pubblichi gratis il libro.
Con 70000 titoli che escono all’anno in Italia e pochissimi lettori, sembra deontologicamente corretto agli ENAP dire che pubblicano 1500 copie di un libro che verrà messo in tutte le librerie etc etc?
Messo in libreria come?
Di costola sulle mensole o vicino alle casse?
Perché se sta di costola sulle mensole chi lo vede (e quindi chi lo compra)?
Quanta pubblicità (vera non facendo spammin sul web, parlo di giornali, webzine, radio, tv e a riptezione) viene fatta su ciascun titolo degli ENAP per sperare che i lettori si accorgano che il libro esiste vadano effettivamente a cercarlo in libreria o a ordinarlo su IBS?
Mettere 1000, 1500, 800 o quante ve ne pare copie in libreria non significa venderle!
E se gli ENAP non ne vendono almeno 2000 di copie (ma son poche…) non ci guadagnano nulla e non possono pagare chi lavora per loro.
Ora mi domando come si facciano a vendere 2000 copie degli sconosciuti (senza offesa per gli sconosciuti ovvio) che compongono i catalogi degli ENAP (eccezion fatta una tantum per qualche nome noto).
Il mercato editoriale è saturo anche per gli ENAP, mica solo per gli EAP…
E quello librario pure.
Giocare sulla vanità degli scrittori è anche questo: invitarli ad aspettare l’editore che crederà in loro (sapendo che nel 90% dei casi non arriverà), e spingendoli così a lasciare i propri lavori nel cassetto o ad andare in tipografia pur di non contattare un EAP.
Perché loro non avrebbero diritto comunque di pubblicare?
E’ il pubblico ce fa la selezione, il passaparola, non certo l’editore.
Che problema c’è?
Quale legge violano a pagare un EAP che spesso (tranne casi reali, è vero, di gente che nemmeno legge i dattiloscritti e nemmeno fa una presentazione del libro e tantomeno sa cos’è una fiera) sono sinceri e diretti nello spiegare come funzionano le cose?
Che servizio pensano di fare gli ENAP agli autori imbevendoli di puritanesimo?
E spingendoli a dire “non pagate per i vostri sogni”?
E poi vorrei vedere i veri bilanci degli ENAP…
i rendiconti effettivi delle librerie…
e quanto pagano i professionisti (editor, correttori bozze, grafici impaginatori, magazzinieri, consuleneti editoriali e voi stessi) che tengono in piedi le loro realtà.
Capire se vivono solo di editoria, insomma.
Questo continuo sparare a zero sugli EAP (tra l’altro senza distinguere chi è davvero professionale e chi no) è ridicolo e un po’ spiazzante. C’è un’aggressività che appare fuori luogo.
E dove le liste degli ENAP? Quelle dove si legge chi davvero ha mantenuto le promesse e chi invece, campando d’altro nella vita, ha pubblicato un libro senza chiedere all’autore contributi e poi non ne ha fatto di nulla in concreto?
Mi piacerebbe leggerle!
Autori, svegliatevi!
Ma non nel senso che intendono loro…
e pubblicate quello che vi pare, senza aspettare che qualche pseudo-guru-puritano vi dia il là.
Non c’è nulla di male a pagare. Non viola nessuna legge. E nemmeno nessun precetto morale.
L’editoria del 2000 è diversa da quella degli anni Cinquanta.
Avete diritto di essere pubblicati come tutti.
Sarà il pubblico poi a decidere se siete bravi o un po’ meno di bravi.
E non andate in tpografia. Avete diritto a un codice ISBN, a una correzione bozze, a un editing, a una presentazione, a una fiera etc…
Buon lavoro a tutti!
Gentile, Marco. Quanta passione. Quante parole.
Ho solo una domanda alla quale vorrei rispondesse.
Io pago il parrucchiere perché mi tagli i capelli e il parrucchiere paga il fornitore di forbici per avere la forbice con la quale mi taglierà i capelli. Perché io, scrittore, fornitore di storie (o di forbici, metaforicamente) dovrei pagare l’editore (il parrucchiere) affinché il lettore possa trovare il mio libro e comprarlo dall’editore?
Io sono decisamente contraria all’editoria a pagamento, non perché è illegale, ma perché il lavoro dello scrittore è un lavoro a tutti gli effetti e come tale deve essere pagato.
>Avete diritto di essere pubblicati come tutti.
Oddio, questa frase si commenta da sola!
Certo che tutti hanno diritto a pubblicare, ma in base alla qualità di ciò che hanno scritto, non dei soldi che hanno in tasca. Non spendo altre parole perché è chiaro che il signore in questione ha degli interessi personali nel difendere l’indifendibile editoria a pagamento.
“sarà il pubblico a decidere se siete bravi”
Marco 64 non conosce così bene l’EAP perchè non sa che salvo le copie che l’autore è obbligato a comprare MAI e poi MAI l’editore deciderà di stamparne delle altre e di distribuirle. Una volta che l’EAP ha dato le 250/300/quante volete voi copie all’autore per lui la pratica è chiusa.
e comunque per dirla tutta le novità editoriali in italia sono circa 50mila l’anno e non 7mila. di queste neanche l’1 percento è rappresentato da editoria a pagamento. salvo rarissimi casi i libri pubblicati tramite EAP in libreria non ci finiscono!
Tanto per usare la sintesi in tutto questo un editore è simile a un produttore tv o cinematograficomagari con qualche differenza tipo: una sceneggiatura per il cinema di un autore non conosciuto secondo le tabelle ministeriali ha valore sul mercato di € 20.000,00, i piccoli produttori se interessati a sviluppare da questa sceneggiatura un film e magari non hanno soldi fanno un’opzione gratuita di sei mesi poi si danno da fare per vedere quanto l’opera sia di interesse per i distributori, le tv, i registi, gli attori.Se tutto va bene (magari trovano pure una coproduzione) e il budget è sufficiente all’autore si fa un’offerta di cessione dei diritti di commercializzazione, magari con una percentuale sulla vendita nelle sale se non si riesce a coprire tutto l’acquisto
D’accordo, può sembrare diverso, ma anche il Cinema indipendente italiano soffre della crisi,ma nessuno chiederà soldi ad un autore o non lavorerà più per il resto dei suoi giorni a meno che l’autore non sia un writer producer, ma questa è un’altra storia.
Quello che voglio dire è che un produttore indipendente sceglierà una sceneggiatura con molta attenzione e lo farà tenendo conto del valore dell’opera stessa. In piccolo un editore serio deve tenere conto di cosa legge e della prospettiva dell’opera, del suo valore narrativo e anche economico. Se ci crede farà di tutto per pubblicarla perchè sa che potrà avere un riscontro.
Certi trucchetti al limite della legalità, ovvero proporre contratti trabocchetto sono truffe consenzienti, ovvero fino a che ci saranno autori disposti a pagare (pagate un vero agente invece come negli Stati Uniti o in Inghilterra, lo pagate dopo però in percentuale) per farsi publicare queste truffe legalizzate si espanderanno a macchia d’uovo e tutti penseranno che sia cosa normale….
@Dada, sono completamente d’accordo!
Purtroppo sono in ritardo di un mese ma quello che ho letto è troppo assurdo per poterci credere e devo commentare…..
Ma dai Marco64 ho capito che star qua a commentare probabilmente rientra tra le tue mansioni al lavoro, però almeno impegnati, cerca di essere originale!
Il tuo post è qualcosa di completamente assurdo, voglio dire hai provato a riflettere su cosa ne capisce un altro quando lo legge?
“ma un piccolo mercato comunque sì, quello di amici e parenti dell’autore…” ah, beh dai, almeno qui onestà, ci viene detto chiaramente qual’è il mercato sul quale puntano gli editori a pagamento.
“attento visitatore di blog, siti e forum come questo, sono ben lieto di portare finalmente un punto di vista diverso dall’idealismo imperante di cui ENAP”
No no no no, non ci siamo proprio qui siamo ai livelli dei peggiori telefilm americani!!!!
Vabbè dai, mi sento buono, ti voglio dare un consiglio per la prossima volta: Quando scrivi su un blog non devi continuamente giustificare il motivo per cui lo fai, in questo modo sei tu stesso ad attirare dubbi sulla tua buona fede. A chi ti legge potrebbero venirgli dei dubbi non credi? Potrebbero pensare che forse, sei in malafede, non credi?
“Tra l’altro ravvisando in molti ENAP la voglia di farsi pubblicità sfruttando le campagne anti EAP e stilando le orma note “liste nere” dei cattivoni approfittatori.”
Beh che essere ENAP è una pubblicità positiva lo sappiamo già.. non capisco l’utilità di questo pezzo, boh..
“Come non ci si stupisce di pagare il parrucchiere se ci taglia i capelli, non capisco perché ci si debba stupire di pagare un editore se ci fa un libro e non siamo nessuno”
A questa assurdità ha già risposto in modo pertinente uno sopra.
“I tempi d’oro dell’editore mecenate sono finiti da anni ormai.
Il mercato è saturo.
Leggono in pochi.
Non c’è giro.”
Ma come stai, sembri satana tentatore LOL!!!! Ma ti sei almeno riletto? ma non hai pensato uno che ti legge cosa gli viene in mente?
“di editori che blateravano di non chiedere contributi e spesso li ho trovati di qualità scadente e pieni di errori…”
Tanto lo sai anche te che non ci crede nessuno … a questo punto è anche inutile sprecare il fiato..
“Anche se ovviamente, stante l’atteggiamento aggressivo e parziale che trovo, farò la solita battaglia contro i mulini a vento…”
Un altro classico.. ma con frasi così cosa pensi di ottenere!?!
““Ah, il vero editore è quello che crede in me e investe…”. Sì sì. Come no.”
Il gioco è tutto nella definizione di “vero editore”, definizione tra l’altro senza senso, certo è che così stai dicendo: “il vero editore è quello che non crede in te e non investe”, sono convinto che lo pensi, ma non so se è tanto una buona pubblicità, forse che questa era meglio se la tenevi nascosta?
beh poi vedo un enorme pezzo pieno di numeri che nemmeno ho voglia di leggere, solo una cosa:
“Mettere 1000, 1500, 800 o quante ve ne pare copie in libreria non significa venderle!”
Già figurati mettendone 0!!!
Nell’ultima parte almeno sei migliorato, aggiornando la tecnica, quella di puntare sul diritto funziona ancora bene:
“Perché loro non avrebbero diritto comunque di pubblicare?”
“Avete diritto di essere pubblicati come tutti.”
“Avete diritto a un codice ISBN”
Capito? Avete tutti il diritto di pagare un EAP!!!!
“E dove le liste degli ENAP?[..] Mi piacerebbe leggerle!”
Beh sai com’è delle cose che funzionano la gente di solito non si lamenta…
ed il delirio finale:
“Autori, svegliatevi!
Ma non nel senso che intendono loro…
e pubblicate quello che vi pare, senza aspettare che qualche pseudo-guru-puritano vi dia il là.”
Sveeeeeeeeeeeeeglia autori!! Venite tutti a pubblicare nella mia casa a pagamento!
“Pubblicate quello che vi pare”!!!! Spazzatura, immondizia, rifiuti… basta che pagate!!!!!
“Avete diritto a un codice ISBN, a una correzione bozze, a un editing, a una presentazione, a una fiera etc…”
Ne avete il DIRITTO! è il diritto di ogni uomo essere pubblicato, nooo non serve saper scrivere!
Be stupid
“I suoi racconti meritano una pubblicazione … blablablalbla … , la nostra casa editrice non effettua pubblicazioni a pagamento, … blablablabla …, ma capirà benissimo che in questo periodo le case editrici non possono pubblicare senza chiedere …TADAAAAAA!…. un contributo dell’autore”
1800 euro per 150 copie del mio libro.
Vorrei veramente un giorno andare in una libreria qualsiasi e vedere il mio libro su uno scaffale, vorrei anche inviare una copia del mio libro a tutte le professoresse di Italiano che ho avuto, vorrei anche un cagnolino per mettergli il nome BELZEBU’, un Castello con fantasmi, e una Ferrari, anzi tre, una rossa, una verde e l’altra bianca.
1800 euro per 150 copie di un libro che ho scritto io, capisco 10 copie : 4 alle insegnanti, 5 ai parenti, 1 a me; ma delle altre 140 copie che me ne faccio? Le vendo online promettendo autografi ?
Un sincero “No, è brutto, smettila…” sarebbe 100 volte meglio di una pubblicazione a pagamento, o anche la classica “nessuna risposta” andrebbe bene e invece no, invece ti dicono che sei bravo, che scrivi bene, che saresti ideale per la collana “pinco pallino”, che non ti hanno scelto a caso, ti hanno cercato, seguito, trovato e tu, tu, tu, solo tu sei così bravo da essere pubblicato, mica tutti, tu.
Balle.
Mi ricorda tantissimo un fatto realmente accaduto.
Sono andato a una delle tante fiere della fotografia, posti dove vai per provare i nuovi obbiettivi, le nuove macchine fotografiche e, perché no, a fare qualche foto alle modelle che i grandi marchi mettono a disposizione. Durante il mio girovagare mi vedo uno dei tanti fotografi che gira l’obbiettivo verso una ragazza qualsiasi tra il pubblico, le fa una foto e subito dopo l’avvicina.
“Ciao!”
“Salve” risponde la ragazza rispettosa.
“Hai mai pensato di fare la modella? Ti ho fatto una foto e ti posso dire che sei proprio venuta bene, tanto che secondo me potresti intraprendere la carriera di modella”.
La ragazza va in brodo di giuggiole e risponde “Veramente?”.
“Sì. Non fare la stupida, pensaci, e nel caso in cui decidi – le porge un foglietto – questo è il mio biglietto da visita. Io realizzo book fotografici a prezzi modici”
“Book?”
“Sì, book, sono degli album dove mettiamo le foto che ti farò, così puoi andare a proporti alle agenzie di modelle”.
All’inizio non ci faccio troppo caso e penso che lui abbia visto in lei qualcosa che io non riesco a vedere, ma quando vedo il fotografo fare la stessa cosa con altre 2/3 ragazze a caso, e apparentemente normali, capisco che (qui cito Sheky) “C’è del marcio in Danimarca”.
Un book fotografico può costare dai 500 ai 600 euro, se è fatto da un vero fotografo con studio, sfondi e, soprattutto, idee che sono il vero valore aggiunto; il nostro amico, fotografo più o meno serio, stava solo cercando un modo per farsi qualche soldo alla faccia di qualche ragazzina carina.
In giro c’è troppa gente disposta a prendere in giro il prossimo per ottenere dei vantaggi personali, sia fisici che economici, e la cosa che mi terrorizza e che è diventato “normale”, che non ci impressiona più, che se il figlio di qualcuno picchia il tuo e provi a ragionare con il padre per far smettere la cosa, lui ti dice che lo stupido è il tuo bimbo perchè se le fa dare, e il suo è stupido solo quando si fa beccare.
Ha ragione la pubblicità che gira in questi giorni per mezza Italia: “Be Stupid”.
Ditemi che mi sbaglio vi prego.
Aggiungo che tempo fa una agenzia editoriale di Milano mi sconsigliò di scrivere online che una tal casa editrice ha chiesto dei soldi e nello stesso discorso mi chiese dei soldi per proporre il mio libro ad eventuali agenti letterari.
Sarà solo 1 caso.
Rinnovo la richiesta: ditemi che mi sbaglio, vi prego.
Assolutamente d’accordo sulla bestialità dell’editoria a pagamento. Fondamentalmente per due motivi: perché le case editrici a pagamento hanno spazio zero nelle librerie, perché non penso proprio per niente che essere pubblicati sia un diritto. Quello che non mi convince è questa lotta che da due-tre anni, la piccola editoria fa contro l’editoria a pagamento. Insomma, di illegale non c’è niente, non credo che prendano in giro nessuno visto che precisano immediatamente che vogliono contributi, pubblicano di solito roba che nessuno mai al mondo pubblicherebbe, non rubano spazio nelle librerie visto che spazio non ne hanno proprio. Qual è il problema, perché tanto accanimento (a parte una concezione opposta di editoria e letteratura che ovviamente condivido in pieno)? L’impressione è che su questa cosa la piccola editoria non a pagamento ci stia marciando, facendosi pubblicità, diventando il bene contrapposto al male. E che si stia facendo anche un po’ di confusione. Tempo fa sono capitato su un forum della mia città. Un editore sconosciutissimo si faceva promozione e chiedeva ai giovani scrittori vogliosi di essere pubblicati di inviargli materiale. Qualcuno è andato sul sito della casa editrice e immediatamente tra gli utenti è scattato il dubbio che si trattasse di una casa editrice a pagamento. Cosa che tra l’altro credo fosse vera. Ma a stupirmi è stato il motivo per cui erano convinti che la casa editrice fosse a pagamento, e cioè che sul sito non veniva precisato a caratteri cubitali il contrario. Praticamente seguendo questa idea si finirebbe per pensare che tre quarti dell’editoria seria italiana sia a pagamento.
Insomma, tutto questo solo per precisare che condivido in pieno il vostro pensiero sugli E.A.P., tuttavia questa lotta che va avanti ormai da anni non mi convince e mi sembra che, alla lunga, distolga l’attenzione da quello che veramente conta. Cavolo, ormai in giro sono di più le discussioni su editoria non a pagamento contro editoria a pagamento che sui libri pubblicati dai piccoli editori (non a pagamento) con grande lavoro e sforzo anche economico.
C’è una ragione di fondo che ci deve impegnare tutti nel denunciare e impedire che nel circuito editoriale continui a penetrare e a diffondersi il CANCRO della pubblicazione a pagamento: il deprezzamento del valore “Esordiente”.
Essere esordiente è un qualità di importanza strategica nella cultura di un paese. Tutti gli scrittori sono stati esordienti. Gli esordienti sono necessari. Non si può rinunciare a loro.
Con l’editoria a pagamento questo valore che indica “novità”, “scoperta”, “crescita” è inflazionato. L’immissione nel mercato di un numero eccessivo di opere scadenti, ad opera di Editori-Stampatori, ha fatto precipitare la percezione del livello qualitativo di un esordiente; ormai l’equazione è: esordiente=cagata letteraria (scusate per il termine ma sono le parole del mio libraio!). Si salvano gli esordienti dei grandi gruppi editoriali, riconosciuti dal marchio… per gli altri la lotta è impari!
Questo è uno dei motivi discriminanti la piccola editoria seria, che valuta e ricerca esordienti da lanciare, nei confronti dei librai e della grande distribuzione, che ben consci del fenomeno, che ormai ha raggiunto cifre da capogiro, relegano le pubblicazioni degli esordienti negli angoli più bui e “inospitali” dei loro negozi (quando non le rifiutano direttamente).
Bisogna reagire con forza e coraggio. Serve un MARCHIO DI QUALITA’. La piccola editoria deve dotarsi di un sistema che evidenzi in modo trasparente e riconoscibile il valore delle loro pubblicazioni. Bisogna escludere da ogni circuito le opere che non siano pubblicate da editori “seri” che investono, rischiando i loro capitali, per la crescita culturale del nostro paese e delle loro tasche, come è giusto che sia. Non si devono recensire e pubblicizzare opere a pagamento, NON È GIUSTO!
L’iniziativa di ZERO91 è superba. Una piccola casa editrice con un grande futuro.
Lancio un idea: per i piccoli editori, inserire nella copertina del libro il piccolo logo-simbolo NO-EAP. Si può fare?
http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=33342981519&ref=ts
Gruppo in FB sul tema.
Saluti.
@ Roberto, assolutamente sì!
La zero91 ha già contattanto delle case editrice proponendo loro di usare il logo… c’è anche un profilo Fb si chiama “No editoria a pagamento”
http://writersdream.org/ Questo sito ha fatto tre liste, editori a pagamento, che non fanno pagare e a doppio binario…C’è anche da dire un’altra cosa, uno scrittore non deve pagare anche perché, se il finto editore prende i soldi prima, che bisogno ha di vendere il libro? L’ha già venduto…! se invece ha messo i soldi lui, avrà il fuoco sotto il C… per rientrare dei soldi
http://writersdream.org/