Editoria a Pagamento

In queste pagine vi segnaleremo le case editrici che chiedono un contributo in denaro e quanti soldi ci hanno chiesto per pubblicare il nostro libro. Se qualcuno ha qualcosa da aggiungere può scrivere a blog@zero91.com.

Uniti possiamo impedire che si uccida la passione e l’editoria!

Casa Editrice

Prezzo

Copie

Editrice Nuovi Autori
€ 3.500
250
Pilgrim €1.425
95


FacebookBlogger PostTwitterWordPressGoogle BookmarksMySpaceYahoo BookmarksYahoo BuzzGoogle ReaderDeliciousShare

Comments (27)

  • avatar

    Marco64

    |

    E hanno fatto bene!
    Gli ENAP (editori non a pagamento) e certi belligeranti autori li prendono in giro e loro giustamente rispondono per le rime. Faranno probabilmente anche un bell’editing del libro :-)
    E chiedono soldi per un’opera che non avrebbe mercato (ma un piccolo mercato comunque sì, quello di amici e parenti dell’autore… anche se avete scritto appositamente delle cavolate, dunque 95 copie del libro sono perfette! Hanno fatto una valutazione equa!)
    Come lettore di AP (autori a pagamento, ambito ampio in cui trovo quello che voi puritani non pubblicate… ad esmepio tanta poesia ma pure saggi e romanzi) e attento visitatore di blog, siti e forum come questo, sono ben lieto di portare finalmente un punto di vista diverso dall’idealismo imperante di cui ENAP e belligeranti autori autoreferenziali s’imbevono.
    Tra l’altro ravvisando in molti ENAP la voglia di farsi pubblicità sfruttando le campagne anti EAP e stilando le orma note “liste nere” dei cattivoni approfittatori.
    Sgombriamo il campo da un bell’equivoco di fondo.
    L’arte (letteratura e musica comprese) nel momento in cui decide di palesarsi diventa un prodotto.
    E come tale fa girare soldi.
    Come non ci si stupisce di pagare il parrucchiere se ci taglia i capelli, non capisco perché ci si debba stupire di pagare un editore se ci fa un libro e non siamo nessuno (condizione questa, di non essere nessuno editorialmente parlando e di non smuovere più di 50/ 100 copie comune a moltissimi, anche se non vogliono sentirselo dire).
    I tempi d’oro dell’editore mecenate sono finiti da anni ormai.
    Il mercato è saturo.
    Leggono in pochi.
    Non c’è giro.
    Questo vale anche e soprattutto per gli ENAP, anche se si vantano di fare selezioni qualitative (ho letto vari libri di editori che blateravano di non chiedere contributi e spesso li ho trovati di qualità scadente e pieni di errori… ah già, ma in quel caso l’autore non può lamentarsi perché non ha pagato!)
    L’autore si dovrebbe preoccupare di muovere il sedere e promuovere da solo il suo libro, che abbia pagato meno, invece di pensae (come succede nel 90% dei casi) d’avere esaudito il suo compito scrivendolo.
    Gli ENAP dovrebbero dimostrare su ogni singolo titolo che pubblicano quanto effettivamente hanno venduto e si sono messi in tasca, per dire che vivono solo di editoria e non altro.
    Anche se ovviamente, stante l’atteggiamento aggressivo e parziale che trovo, farò la solita battaglia contro i mulini a vento…
    Sembra giusto agli ENAP prendere in giro gli autori che leggono blog come questi e sperano di essere pubblicati (perché la vanità trabocca dai loro pori) spingendoli a dire “Ah, il vero editore è quello che crede in me e investe…”. Sì sì. Come no. Da quando in qua un esordiente ha la faccia di pretendere che sia qualcun altro a dover credere in lui?
    Prima l’autore dimostri di valere qualcosa e poi solo poi speri che qualcuno gli pubblichi gratis il libro.
    Con 70000 titoli che escono all’anno in Italia e pochissimi lettori, sembra deontologicamente corretto agli ENAP dire che pubblicano 1500 copie di un libro che verrà messo in tutte le librerie etc etc?
    Messo in libreria come?
    Di costola sulle mensole o vicino alle casse?
    Perché se sta di costola sulle mensole chi lo vede (e quindi chi lo compra)?
    Quanta pubblicità (vera non facendo spammin sul web, parlo di giornali, webzine, radio, tv e a riptezione) viene fatta su ciascun titolo degli ENAP per sperare che i lettori si accorgano che il libro esiste vadano effettivamente a cercarlo in libreria o a ordinarlo su IBS?
    Mettere 1000, 1500, 800 o quante ve ne pare copie in libreria non significa venderle!
    E se gli ENAP non ne vendono almeno 2000 di copie (ma son poche…) non ci guadagnano nulla e non possono pagare chi lavora per loro.
    Ora mi domando come si facciano a vendere 2000 copie degli sconosciuti (senza offesa per gli sconosciuti ovvio) che compongono i catalogi degli ENAP (eccezion fatta una tantum per qualche nome noto).
    Il mercato editoriale è saturo anche per gli ENAP, mica solo per gli EAP…
    E quello librario pure.
    Giocare sulla vanità degli scrittori è anche questo: invitarli ad aspettare l’editore che crederà in loro (sapendo che nel 90% dei casi non arriverà), e spingendoli così a lasciare i propri lavori nel cassetto o ad andare in tipografia pur di non contattare un EAP.
    Perché loro non avrebbero diritto comunque di pubblicare?
    E’ il pubblico ce fa la selezione, il passaparola, non certo l’editore.
    Che problema c’è?
    Quale legge violano a pagare un EAP che spesso (tranne casi reali, è vero, di gente che nemmeno legge i dattiloscritti e nemmeno fa una presentazione del libro e tantomeno sa cos’è una fiera) sono sinceri e diretti nello spiegare come funzionano le cose?
    Che servizio pensano di fare gli ENAP agli autori imbevendoli di puritanesimo?
    E spingendoli a dire “non pagate per i vostri sogni”?
    E poi vorrei vedere i veri bilanci degli ENAP…
    i rendiconti effettivi delle librerie…
    e quanto pagano i professionisti (editor, correttori bozze, grafici impaginatori, magazzinieri, consuleneti editoriali e voi stessi) che tengono in piedi le loro realtà.
    Capire se vivono solo di editoria, insomma.
    Questo continuo sparare a zero sugli EAP (tra l’altro senza distinguere chi è davvero professionale e chi no) è ridicolo e un po’ spiazzante. C’è un’aggressività che appare fuori luogo.
    E dove le liste degli ENAP? Quelle dove si legge chi davvero ha mantenuto le promesse e chi invece, campando d’altro nella vita, ha pubblicato un libro senza chiedere all’autore contributi e poi non ne ha fatto di nulla in concreto?
    Mi piacerebbe leggerle!

    Autori, svegliatevi!
    Ma non nel senso che intendono loro…
    e pubblicate quello che vi pare, senza aspettare che qualche pseudo-guru-puritano vi dia il là.
    Non c’è nulla di male a pagare. Non viola nessuna legge. E nemmeno nessun precetto morale.
    L’editoria del 2000 è diversa da quella degli anni Cinquanta.
    Avete diritto di essere pubblicati come tutti.
    Sarà il pubblico poi a decidere se siete bravi o un po’ meno di bravi.
    E non andate in tpografia. Avete diritto a un codice ISBN, a una correzione bozze, a un editing, a una presentazione, a una fiera etc…

    Buon lavoro a tutti!

    Reply

  • avatar

    Anna

    |

    Gentile, Marco. Quanta passione. Quante parole.
    Ho solo una domanda alla quale vorrei rispondesse.
    Io pago il parrucchiere perché mi tagli i capelli e il parrucchiere paga il fornitore di forbici per avere la forbice con la quale mi taglierà i capelli. Perché io, scrittore, fornitore di storie (o di forbici, metaforicamente) dovrei pagare l’editore (il parrucchiere) affinché il lettore possa trovare il mio libro e comprarlo dall’editore?
    Io sono decisamente contraria all’editoria a pagamento, non perché è illegale, ma perché il lavoro dello scrittore è un lavoro a tutti gli effetti e come tale deve essere pagato.

    Reply

  • avatar

    Andrea

    |

    >Avete diritto di essere pubblicati come tutti.

    Oddio, questa frase si commenta da sola!
    Certo che tutti hanno diritto a pubblicare, ma in base alla qualità di ciò che hanno scritto, non dei soldi che hanno in tasca. Non spendo altre parole perché è chiaro che il signore in questione ha degli interessi personali nel difendere l’indifendibile editoria a pagamento.

    Reply

  • avatar

    f

    |

    “sarà il pubblico a decidere se siete bravi”
    Marco 64 non conosce così bene l’EAP perchè non sa che salvo le copie che l’autore è obbligato a comprare MAI e poi MAI l’editore deciderà di stamparne delle altre e di distribuirle. Una volta che l’EAP ha dato le 250/300/quante volete voi copie all’autore per lui la pratica è chiusa.
    e comunque per dirla tutta le novità editoriali in italia sono circa 50mila l’anno e non 7mila. di queste neanche l’1 percento è rappresentato da editoria a pagamento. salvo rarissimi casi i libri pubblicati tramite EAP in libreria non ci finiscono!

    Reply

  • avatar

    dada

    |

    Tanto per usare la sintesi in tutto questo un editore è simile a un produttore tv o cinematograficomagari con qualche differenza tipo: una sceneggiatura per il cinema di un autore non conosciuto secondo le tabelle ministeriali ha valore sul mercato di € 20.000,00, i piccoli produttori se interessati a sviluppare da questa sceneggiatura un film e magari non hanno soldi fanno un’opzione gratuita di sei mesi poi si danno da fare per vedere quanto l’opera sia di interesse per i distributori, le tv, i registi, gli attori.Se tutto va bene (magari trovano pure una coproduzione) e il budget è sufficiente all’autore si fa un’offerta di cessione dei diritti di commercializzazione, magari con una percentuale sulla vendita nelle sale se non si riesce a coprire tutto l’acquisto
    D’accordo, può sembrare diverso, ma anche il Cinema indipendente italiano soffre della crisi,ma nessuno chiederà soldi ad un autore o non lavorerà più per il resto dei suoi giorni a meno che l’autore non sia un writer producer, ma questa è un’altra storia.
    Quello che voglio dire è che un produttore indipendente sceglierà una sceneggiatura con molta attenzione e lo farà tenendo conto del valore dell’opera stessa. In piccolo un editore serio deve tenere conto di cosa legge e della prospettiva dell’opera, del suo valore narrativo e anche economico. Se ci crede farà di tutto per pubblicarla perchè sa che potrà avere un riscontro.
    Certi trucchetti al limite della legalità, ovvero proporre contratti trabocchetto sono truffe consenzienti, ovvero fino a che ci saranno autori disposti a pagare (pagate un vero agente invece come negli Stati Uniti o in Inghilterra, lo pagate dopo però in percentuale) per farsi publicare queste truffe legalizzate si espanderanno a macchia d’uovo e tutti penseranno che sia cosa normale….

    Reply

  • avatar

    Anna

    |

    @Dada, sono completamente d’accordo! :)

    Reply

  • avatar

    Wanax

    |

    Purtroppo sono in ritardo di un mese ma quello che ho letto è troppo assurdo per poterci credere e devo commentare…..

    Ma dai Marco64 ho capito che star qua a commentare probabilmente rientra tra le tue mansioni al lavoro, però almeno impegnati, cerca di essere originale!
    Il tuo post è qualcosa di completamente assurdo, voglio dire hai provato a riflettere su cosa ne capisce un altro quando lo legge?

    “ma un piccolo mercato comunque sì, quello di amici e parenti dell’autore…” ah, beh dai, almeno qui onestà, ci viene detto chiaramente qual’è il mercato sul quale puntano gli editori a pagamento.

    “attento visitatore di blog, siti e forum come questo, sono ben lieto di portare finalmente un punto di vista diverso dall’idealismo imperante di cui ENAP”

    No no no no, non ci siamo proprio qui siamo ai livelli dei peggiori telefilm americani!!!!
    Vabbè dai, mi sento buono, ti voglio dare un consiglio per la prossima volta: Quando scrivi su un blog non devi continuamente giustificare il motivo per cui lo fai, in questo modo sei tu stesso ad attirare dubbi sulla tua buona fede. A chi ti legge potrebbero venirgli dei dubbi non credi? Potrebbero pensare che forse, sei in malafede, non credi?

    “Tra l’altro ravvisando in molti ENAP la voglia di farsi pubblicità sfruttando le campagne anti EAP e stilando le orma note “liste nere” dei cattivoni approfittatori.”

    Beh che essere ENAP è una pubblicità positiva lo sappiamo già.. non capisco l’utilità di questo pezzo, boh..

    “Come non ci si stupisce di pagare il parrucchiere se ci taglia i capelli, non capisco perché ci si debba stupire di pagare un editore se ci fa un libro e non siamo nessuno”

    A questa assurdità ha già risposto in modo pertinente uno sopra.

    “I tempi d’oro dell’editore mecenate sono finiti da anni ormai.
    Il mercato è saturo.
    Leggono in pochi.
    Non c’è giro.”

    Ma come stai, sembri satana tentatore LOL!!!! Ma ti sei almeno riletto? ma non hai pensato uno che ti legge cosa gli viene in mente?

    “di editori che blateravano di non chiedere contributi e spesso li ho trovati di qualità scadente e pieni di errori…”

    Tanto lo sai anche te che non ci crede nessuno … a questo punto è anche inutile sprecare il fiato..

    “Anche se ovviamente, stante l’atteggiamento aggressivo e parziale che trovo, farò la solita battaglia contro i mulini a vento…”

    Un altro classico.. ma con frasi così cosa pensi di ottenere!?!

    ““Ah, il vero editore è quello che crede in me e investe…”. Sì sì. Come no.”

    Il gioco è tutto nella definizione di “vero editore”, definizione tra l’altro senza senso, certo è che così stai dicendo: “il vero editore è quello che non crede in te e non investe”, sono convinto che lo pensi, ma non so se è tanto una buona pubblicità, forse che questa era meglio se la tenevi nascosta?

    beh poi vedo un enorme pezzo pieno di numeri che nemmeno ho voglia di leggere, solo una cosa:

    “Mettere 1000, 1500, 800 o quante ve ne pare copie in libreria non significa venderle!”

    Già figurati mettendone 0!!!

    Nell’ultima parte almeno sei migliorato, aggiornando la tecnica, quella di puntare sul diritto funziona ancora bene:

    “Perché loro non avrebbero diritto comunque di pubblicare?”
    “Avete diritto di essere pubblicati come tutti.”
    “Avete diritto a un codice ISBN”

    Capito? Avete tutti il diritto di pagare un EAP!!!!

    “E dove le liste degli ENAP?[..] Mi piacerebbe leggerle!”
    Beh sai com’è delle cose che funzionano la gente di solito non si lamenta…

    ed il delirio finale:

    “Autori, svegliatevi!
    Ma non nel senso che intendono loro…
    e pubblicate quello che vi pare, senza aspettare che qualche pseudo-guru-puritano vi dia il là.”

    Sveeeeeeeeeeeeeglia autori!! Venite tutti a pubblicare nella mia casa a pagamento!

    “Pubblicate quello che vi pare”!!!! Spazzatura, immondizia, rifiuti… basta che pagate!!!!!

    “Avete diritto a un codice ISBN, a una correzione bozze, a un editing, a una presentazione, a una fiera etc…”

    Ne avete il DIRITTO! è il diritto di ogni uomo essere pubblicato, nooo non serve saper scrivere!

    Reply

  • avatar

    Leo23

    |

    Be stupid
    “I suoi racconti meritano una pubblicazione … blablablalbla … , la nostra casa editrice non effettua pubblicazioni a pagamento, … blablablabla …, ma capirà benissimo che in questo periodo le case editrici non possono pubblicare senza chiedere …TADAAAAAA!…. un contributo dell’autore”
    1800 euro per 150 copie del mio libro.
    Vorrei veramente un giorno andare in una libreria qualsiasi e vedere il mio libro su uno scaffale, vorrei anche inviare una copia del mio libro a tutte le professoresse di Italiano che ho avuto, vorrei anche un cagnolino per mettergli il nome BELZEBU’, un Castello con fantasmi, e una Ferrari, anzi tre, una rossa, una verde e l’altra bianca.
    1800 euro per 150 copie di un libro che ho scritto io, capisco 10 copie : 4 alle insegnanti, 5 ai parenti, 1 a me; ma delle altre 140 copie che me ne faccio? Le vendo online promettendo autografi ?
    Un sincero “No, è brutto, smettila…” sarebbe 100 volte meglio di una pubblicazione a pagamento, o anche la classica “nessuna risposta” andrebbe bene e invece no, invece ti dicono che sei bravo, che scrivi bene, che saresti ideale per la collana “pinco pallino”, che non ti hanno scelto a caso, ti hanno cercato, seguito, trovato e tu, tu, tu, solo tu sei così bravo da essere pubblicato, mica tutti, tu.

    Balle.

    Mi ricorda tantissimo un fatto realmente accaduto.
    Sono andato a una delle tante fiere della fotografia, posti dove vai per provare i nuovi obbiettivi, le nuove macchine fotografiche e, perché no, a fare qualche foto alle modelle che i grandi marchi mettono a disposizione. Durante il mio girovagare mi vedo uno dei tanti fotografi che gira l’obbiettivo verso una ragazza qualsiasi tra il pubblico, le fa una foto e subito dopo l’avvicina.
    “Ciao!”
    “Salve” risponde la ragazza rispettosa.
    “Hai mai pensato di fare la modella? Ti ho fatto una foto e ti posso dire che sei proprio venuta bene, tanto che secondo me potresti intraprendere la carriera di modella”.
    La ragazza va in brodo di giuggiole e risponde “Veramente?”.
    “Sì. Non fare la stupida, pensaci, e nel caso in cui decidi – le porge un foglietto – questo è il mio biglietto da visita. Io realizzo book fotografici a prezzi modici”
    “Book?”
    “Sì, book, sono degli album dove mettiamo le foto che ti farò, così puoi andare a proporti alle agenzie di modelle”.
    All’inizio non ci faccio troppo caso e penso che lui abbia visto in lei qualcosa che io non riesco a vedere, ma quando vedo il fotografo fare la stessa cosa con altre 2/3 ragazze a caso, e apparentemente normali, capisco che (qui cito Sheky) “C’è del marcio in Danimarca”.
    Un book fotografico può costare dai 500 ai 600 euro, se è fatto da un vero fotografo con studio, sfondi e, soprattutto, idee che sono il vero valore aggiunto; il nostro amico, fotografo più o meno serio, stava solo cercando un modo per farsi qualche soldo alla faccia di qualche ragazzina carina.

    In giro c’è troppa gente disposta a prendere in giro il prossimo per ottenere dei vantaggi personali, sia fisici che economici, e la cosa che mi terrorizza e che è diventato “normale”, che non ci impressiona più, che se il figlio di qualcuno picchia il tuo e provi a ragionare con il padre per far smettere la cosa, lui ti dice che lo stupido è il tuo bimbo perchè se le fa dare, e il suo è stupido solo quando si fa beccare.
    Ha ragione la pubblicità che gira in questi giorni per mezza Italia: “Be Stupid”.
    Ditemi che mi sbaglio vi prego.

    Reply

  • avatar

    Leo23

    |

    Aggiungo che tempo fa una agenzia editoriale di Milano mi sconsigliò di scrivere online che una tal casa editrice ha chiesto dei soldi e nello stesso discorso mi chiese dei soldi per proporre il mio libro ad eventuali agenti letterari.
    Sarà solo 1 caso.
    Rinnovo la richiesta: ditemi che mi sbaglio, vi prego.

    Reply

  • avatar

    francescocolla

    |

    Assolutamente d’accordo sulla bestialità dell’editoria a pagamento. Fondamentalmente per due motivi: perché le case editrici a pagamento hanno spazio zero nelle librerie, perché non penso proprio per niente che essere pubblicati sia un diritto. Quello che non mi convince è questa lotta che da due-tre anni, la piccola editoria fa contro l’editoria a pagamento. Insomma, di illegale non c’è niente, non credo che prendano in giro nessuno visto che precisano immediatamente che vogliono contributi, pubblicano di solito roba che nessuno mai al mondo pubblicherebbe, non rubano spazio nelle librerie visto che spazio non ne hanno proprio. Qual è il problema, perché tanto accanimento (a parte una concezione opposta di editoria e letteratura che ovviamente condivido in pieno)? L’impressione è che su questa cosa la piccola editoria non a pagamento ci stia marciando, facendosi pubblicità, diventando il bene contrapposto al male. E che si stia facendo anche un po’ di confusione. Tempo fa sono capitato su un forum della mia città. Un editore sconosciutissimo si faceva promozione e chiedeva ai giovani scrittori vogliosi di essere pubblicati di inviargli materiale. Qualcuno è andato sul sito della casa editrice e immediatamente tra gli utenti è scattato il dubbio che si trattasse di una casa editrice a pagamento. Cosa che tra l’altro credo fosse vera. Ma a stupirmi è stato il motivo per cui erano convinti che la casa editrice fosse a pagamento, e cioè che sul sito non veniva precisato a caratteri cubitali il contrario. Praticamente seguendo questa idea si finirebbe per pensare che tre quarti dell’editoria seria italiana sia a pagamento.
    Insomma, tutto questo solo per precisare che condivido in pieno il vostro pensiero sugli E.A.P., tuttavia questa lotta che va avanti ormai da anni non mi convince e mi sembra che, alla lunga, distolga l’attenzione da quello che veramente conta. Cavolo, ormai in giro sono di più le discussioni su editoria non a pagamento contro editoria a pagamento che sui libri pubblicati dai piccoli editori (non a pagamento) con grande lavoro e sforzo anche economico.

    Reply

  • avatar

    roberto

    |

    C’è una ragione di fondo che ci deve impegnare tutti nel denunciare e impedire che nel circuito editoriale continui a penetrare e a diffondersi il CANCRO della pubblicazione a pagamento: il deprezzamento del valore “Esordiente”.
    Essere esordiente è un qualità di importanza strategica nella cultura di un paese. Tutti gli scrittori sono stati esordienti. Gli esordienti sono necessari. Non si può rinunciare a loro.
    Con l’editoria a pagamento questo valore che indica “novità”, “scoperta”, “crescita” è inflazionato. L’immissione nel mercato di un numero eccessivo di opere scadenti, ad opera di Editori-Stampatori, ha fatto precipitare la percezione del livello qualitativo di un esordiente; ormai l’equazione è: esordiente=cagata letteraria (scusate per il termine ma sono le parole del mio libraio!). Si salvano gli esordienti dei grandi gruppi editoriali, riconosciuti dal marchio… per gli altri la lotta è impari!
    Questo è uno dei motivi discriminanti la piccola editoria seria, che valuta e ricerca esordienti da lanciare, nei confronti dei librai e della grande distribuzione, che ben consci del fenomeno, che ormai ha raggiunto cifre da capogiro, relegano le pubblicazioni degli esordienti negli angoli più bui e “inospitali” dei loro negozi (quando non le rifiutano direttamente).
    Bisogna reagire con forza e coraggio. Serve un MARCHIO DI QUALITA’. La piccola editoria deve dotarsi di un sistema che evidenzi in modo trasparente e riconoscibile il valore delle loro pubblicazioni. Bisogna escludere da ogni circuito le opere che non siano pubblicate da editori “seri” che investono, rischiando i loro capitali, per la crescita culturale del nostro paese e delle loro tasche, come è giusto che sia. Non si devono recensire e pubblicizzare opere a pagamento, NON È GIUSTO!
    L’iniziativa di ZERO91 è superba. Una piccola casa editrice con un grande futuro.
    Lancio un idea: per i piccoli editori, inserire nella copertina del libro il piccolo logo-simbolo NO-EAP. Si può fare?

    Reply

  • avatar

    Anna

    |

    @ Roberto, assolutamente sì!
    La zero91 ha già contattanto delle case editrice proponendo loro di usare il logo… c’è anche un profilo Fb si chiama “No editoria a pagamento”

    Reply

  • avatar

    fidi

    |

    http://writersdream.org/ Questo sito ha fatto tre liste, editori a pagamento, che non fanno pagare e a doppio binario…C’è anche da dire un’altra cosa, uno scrittore non deve pagare anche perché, se il finto editore prende i soldi prima, che bisogno ha di vendere il libro? L’ha già venduto…! se invece ha messo i soldi lui, avrà il fuoco sotto il C… per rientrare dei soldi

    http://writersdream.org/

    Reply

  • avatar

    nok 56

    |

    Ho scritto un romanzo, e come dite voi, dopo averlo inviato a due concorsi ho ricevuto la solita letterina con proposte di contributo. Non ho neppure telefonato e non sono stato più contattato, questo ci chiarisce quanto interessava il mio romanzo che non sarà stato neanche letto.
    La cosa che più mi scandalizza, è che sulle reti televisive venga permesso di fare una pubblicità ingannevole da parte di questi pseudo benefattori!!
    Se volete avere la soddisfazione di vedere il vostro manufatto confezionato, rivolgetevi ad una tipografia, ma solo per soddisfazione personale, con poca spesa otterrete lo stesso risultato!!!

    Reply

  • avatar

    enrico guggeri

    |

    anch’io ho avuto purtroppo un “incontro ravvicinato del 3° tipo” con la EDITRICE NUOVI AUTORI e ovviamente ho rifiutato la prassi è esattamente quella da voi descritta, ma non solo tante altre mi hanno spedito lam solita menata con pronto il contratto e si oscillava dai 5000 euro ai più “accettabili” 2800 passando attraverso una jungla di prese per il c…
    alla fine ho pubblicato il mio primo libro con una casa editrice di Cagliari che si mi ha chiesto un minimo (500 euro) che non ho avuto difficoltà ad elargire per l’abbordabilità della cifra e perchè avevo già molti più acquirenti delle 45 copie che mi hanno dato in cambio. in realtà non era mio obbligo ma mi hanno “consigliato” di comprarne un minimo quantitativo per “public relations” al prezzo scontato del 15 %. in realtà poi ne ho comprate tante altre al prezzo scontato del 50% e rivendendole a prezzo quasi pieno e quindi facendomi anche qualche soldino (ne ho vendute circa 500 copie).
    ora al mio secondo romanzo siamo da capo a dodici… insomma la storia si ripete. credo che non mi lascerò vincere dalla fretta e aspetterò pazientemente il responso di queste case “NON A PAGAMENTO” (ho spedito il mio dattiloscritto anche a voi)
    grazie per l’attenzione
    ghigo

    Reply

  • avatar

    Liliana Angeleri

    |

    Firenze Libri – richiesta euro 2.800 per 1.000 volumi de “Il romanzo di Aleramo” che precede l’uscita del film lungometraggio di cui ho composto anche la sceneggiatura. (Romanzo breve che potrebbe avere circa 80 pagine.)
    Editrice dell’orso – richiesta di euro 2.700 stesso romanzo e stesso quantitativo.
    N.B. c’è un contributo di euro 400 dalla provincia di Alessandria.
    Edizioni Albatros – richiesta di euro 4.400 per l’acquisto di 400 copie del romanzo: Giuseppe Mayno, il bandito di Spinetta. (Anche dopo questo romanzo dovrebbe uscire l’omonimo film lungometraggio di cui ho composto la sceneggiatura.)
    Non ho aderito. Data l’importanza storica di tutti e due i romanzi che sarebbero utili al turismo e all’economia del Piemonte non riesco a capacitarmi della ragione per cui mi debba tassare per
    agevolare le attività e le istituzioni del territorio.
    Con i migliori saluti.
    Liliana Angeleri

    Reply

  • avatar

    Elena Romanello

    |

    Alla larga dagli editori a pagamento!
    Piuttosto utilizziamo Lulu o Il mio libro, se proprio si vuole avere il proprio nome sul proprio mucchio di stronzate…

    Reply

  • avatar

    Liliana Angeleri

    |

    A differenza di Enrico Guggeri le copie che dovrei acquistare sono a prezzo di copertina.
    Perciò?
    Vi ringrazio per lo spazio che date agli scrittori “emergenti”
    Liliana Angeleri

    Reply

  • avatar

    Stefania

    |

    Lancio un idea: per i piccoli editori, inserire nella copertina del libro
    il piccolo logo-simbolo NO-EAP. Si può fare?

    No, non si può. A meno che non venga imposto dalle autorità competenti. In
    caso contrario risulterebbe come una "loggia" non propriamente legale, quindi
    una sorta di mafia organizzata, dannosa per gli editori che non ne vogliono far
    parte, dato che NON SONO OBBLIGATI a farlo. Anche perché rasenta il ridicolo,
    dato che per poter fare una cosa del genere bisognerebbe attuare un metodo di
    controllo capillare che certifichi determinati requisiti. Finché non sarà così,
    qualunque editore potrebbe applicare il marchio sui propri libri, anche gli EAP.
    Già, perché nessuno potrebbe contestarne l’uso "improprio" (chi stabilisce
    quando è improprio e perché?), perché è un marchio non riconosciuto e quindi
    senza significato e senza valore. E questo di conseguenza alienerebbe qualunque
    diritto di contestazione, da una parte e dall’altra.
    Cambiando discorso, ho la sensazione che Marco64 sia un editore a pagamento
    (e credo di aver capito anche quale), al quale vorrei contestare questa frase in
    particolare:
    E se gli ENAP non ne vendono almeno 2000 di copie (ma son poche…) non ci
    guadagnano nulla

    Dipende dal livello di avidità, caro Marco64. Non dimenticare che molti
    editori fanno questo mestiere per pura passione; sono quelli che la passione per
    i libri non sanno nemmeno cosa sia (e forse non sanno nemmeno cos’è un libro e
    come si legge…) che pensano che GUADAGNO debba per forza significare
    RICCHEZZA, ma sono destinati ad accorgersi molto presto che questo settore non
    consente la realizzazione dei loro sogni dorati.
    Per tua informazione, c’è chi riesce a campare anche con valori di vendita
    che hanno uno zero in meno di quello che hai calcolato tu, che poi è il dato
    medio ufficiale di vendita dei libri italiani. Magari lavorando il triplo di una
    persona normale, ma ritenendosi fortunato di poter fare un lavoro che piace e,
    per giunta, riuscire a camparci. Certo, anziché andare in giro con il BMW
    bisogna accontentarsi di una scassatissima KA, per esempio, ma va bene lo stesso
    (finché il motore regge…!).
    Se invece FARE L’EDITORE per qualcuno significa avere il macchinone, i
    vestiti firmati, mare o montagna tutti i week-end, un paio di mesi di ferie
    all’anno, rolex al polso e altre boiate simili… be’, allora hai ragione quando
    dici che 2000 copie sono poche, e in questo caso la richiesta di contributo è
    motivata, anche se magari non è apprezzata.
    E siccome ne ho una per tutti, come è giusto che sia, adesso mi rivolgo a
    certi "scrittori" o aspiranti tali:
    con che coraggio intervenite su forum e blog per condannare la categoria
    degli editori (EAP o ENAP poco importa), cioè quelli che dovrebbero pubblicarvi,
    presentandovi come scrittori o aspiranti tali e riempiendo di terribili errori
    di grammatica DI BASE le quattro righe che scrivete? O, quando va bene,
    pubblicate la vostra opinione e non vi rendete conto che entra in conflitto con
    quanto avete sostenuto due interventi prima, oppure che entra in conflitto con
    quella che dovrebbe essere la comune ideologia che lega gli utenti di quel
    determinato forum o blog. E la cosa grave è che non ve ne rendete nemmeno conto.
    Ci vorrebbe un bel forum che raccolga tutte le idiozie, i controsensi, gli
    errori catastrofici commessi da sedicenti "professionisti" (o aspiranti tali) di
    qualunque tipo, presenti nel Web. Qualcosa che possa contrastare non tanto
    l’ignoranza (in Italia ne siamo ricchi e lo siamo sempre stati), quanto il
    dilagare dell’arroganza e della presunzione di certi incompetenti. E più sono
    incompetenti, più pretendono di insegnare.
    Per fare i medici prima bisogna studiare medicina e acquisire le dovute
    competenze, con estremo impegno e fatica; non di meno, per pretendere di fare
    gli scrittori, e soprattutto per poter essere considerati tali, bisognerebbe se
    non altro conoscere ALMENO le regole grammaticali di base (e la coniugazione dei
    verbi). O pensate che non sia fondamentale? Non me ne stupirei, visto cosa si
    legge in giro.

    Reply

  • avatar

    Stefania

    |

    Giusto per farvi capire a cosa mi riferivo nell’ultima parte del mio post:
    Vorrei capire cosa comporterebbe pubblicare una raccolta di racconti che
    inizialmente, senza pretesa, avevo pubblicato nel mio blog, aperto qualche anno
    , per esprimere delle cose che mi rodevano dentro.
    La voglia più grande che ho sempre sognato
    (?) ma solo
    sognato però, sarebbe quella di scrivere un racconto sulla vita del mio papà,
    purtroppo morto una decina di anni .
    L’idea di pubblicare gli articoli del blog in raccolta, me la
    diede un amico, ma sembrava una presa in giro.
    E’ da un che mi frulla per la testa l’idea di fare pratica in
    materia; poi se non se ne farà niente non importa; avrò sempre imparato qualcosa
    di nuovo.
    Se potreste insegnarmi come fare e se sopratutto si può fare.

    6 errori (di cui 4 assolutamente TERRIBILI!) e svariate imperfezioni di forma
    in 4 brevissime frasi! E questo non è nemmeno l’esempio più significativo. Provo
    già una gran pena per quei poveri editori a cui questo ASPIRANTE "SCRITTORE" 
    deciderà di inviare il suo capolavoro.
    [fonte:
    http://www.writersdream.org/blog/2010/09/i-10-motivi-per-non-pubblicare-a-pagamento/comment-page-1/#comment-11028

    Reply

  • avatar

    enrico guggeri

    |

    io credo che ognuno abbia il diritto di fare ciò che vuole (all’interno della liceità)per me va bene tutto: a pagamento, non a pagamento, l’importante è il rispetto e la corretteza. se io ha voglia di pubblicare un mio libro e nessuno me lo pubblica ho il diritto di stamparmelo (a pagamento) e poi farci quello che voglio. ciò che non è corretto è il fatto che la gran parte delle case editrici ti solletica dicendo che il tuo manoscritto è buono il tessuto della storia è ottimo, ben scritto, si potrebbe trarre un film e via dicendo. peccato che alla fine si smerdano chiedendoti del denaro. io mi domando, se tu che sei del settore esprimi questo giudizio allora vuol dire che credi nel prodotto… MA ALLORA PERCHE’ CAVOLO MI CHIEDI SOLDI? non vuoi rischiare nemmeno un po? è come se io prima di aprire una salumeria chiedessi in giro alla gente di ordinarmi sulla fiducia una tonnellata di mortadella… e no! non funziona così… ripeto… ONESTA’ E CHIAREZZA poi tutto il resto mi va bene
    saluti a tutti i dilettanti come me

    Reply

  • avatar

    Ruggero Gigli

    |

    scattare dal mondo dei conoscenti, che ti dicono che hai scritto un bel romanzo, a quello dell’editoria che ti legga e ti apprezzi, è un passo difficilissimo, per chi è fuori dell’ambiente. Allora paghi lo pseudo-editore, ti dai da fare per quello che puoi, poi rimani con qualche pacco di libri da regalare agli amici, magari con una offerta libera da dare in beneficcenza. Se sei costante ci riprovi una, due volte… poi rinunci e metti i tuoi libri nel cassetto…per i nipoti (speriamo).

    Reply

  • avatar

    ruggero gigli

    |

    scattare dal mondo dei conoscenti, che ti dicono che hai scritto un bel romanzo, a quello dell’editoria che ti legga e ti apprezzi, è un passo difficilissimo, per chi è fuori dell’ambiente. Allora paghi lo pseudo-editore, ti dai da fare per quello che puoi, poi rimani con qualche pacco di libri da regalare agli amici, magari con una offerta libera da dare in beneficcenza. Se sei costante ci riprovi una, due volte… poi rinunci e metti i tuoi libri nel cassetto…per i nipoti (speriamo

    Reply

  • avatar

    francocordiale

    |

    Temo, ahimé, che la qualità di un romanzo conti come ZERO. Ho provato ad arrivare finalista a premi letterari e a ricevere commenti favorevoli da persone qualificate (perfino un noto regista)…ma se non sganci un bel 5 o 6 mila euro, nessuno si azzarderà mai a prenderti in considerazione!
    E sia chiaro: non avresti comunque alcuna garanzia, a meno che non entrassi nel circo Barnum dei ruffiani televisivi, usando “armi” non esattamente…letterarie. O preferiresti ammazzare qualcuno, lanciare estintori contro i carabinieri (er pelliccia), tirare statuine a Berlusconi o pizzicotti a RosY Bindi…In Italia é questa la via della fama. Non a caso i libri della “assassina di Perugia” (o ex tale)…vanno a ruba!
    Se non diventi un assassino, o almeno almeno un ciarlatano, non creerai mai il tuo “PERSONAGGIO”! Ed esser pubblicati, in Italia, dipende soprattutto da questo.

    Reply

  • avatar

    Delle

    |

    La qualità di un romanzo conta eccome. Se è vero che gli editori, anche grandi, pubblicano molte boiate, dall’altro lato è vero che un libro veramente buono un editore lo trova sempre.

    Reply

  • avatar

    Massimo

    |

    Ho avuto una pessima esperienza pubblicando il mio primo libro con contributo. Non un solo aspetto ha funzionato.
    1 – Nonostante abbia visionato e rivisionato le bozze sino alla nausea, e nonostante le mie correzioni segnalate alla casa editrice, il libro è stato pubblicato pieno di errori, come non l’avessi nemmeno corretto.
    2 – Pensate che sulla copertina la casa editrice ha scritto “romanzo”, quando invece si trattava di una raccolta di racconti.
    3 – Nemmeno una copia del libro è finita in libreria.
    4 – Nemmeno una presentazione è stata organizzata dalla casa editrice, le ho organizzate io, e non solo la casa editrice non mi ha aiutato, ma mi ha persino ostacolato non rifornendo la libreria delle copie richieste.
    5 – Dopo pochi mesi l’editore mi telefona dicendomi che la prima edizione è esaurita, che per contratto doveva essere di 500 copie.
    Dopo un paio di giorni mi arriva il resoconto delle copie vendute per determinare il compenso: 62 copie vendute. Le cose sono due: o sono stato imbrogliato all’inizio e non sono state stampate le 500 copie pattuite, o sono stato imbrogliato sulle vendite.
    6 – La casa editrice non solo non ha fatto niente per cercare di vendere qualche copia del libro, ma ne ha persino ostacolato la pubblicità e la circolazione, in pratica sembrava facessero di tutto per non venderlo.
    7 – Il bello è che dopo tutto questo, mi mandano ancora le newsletter proponendomi di fare pubblicità al mio libro via radio, per la modica cifra di 500 euro, naturalmente a mio carico. Ok che sono stato un deficiente a pagare per la pubblicazione, ma non pensavo mi considerassero proprio un idiota.
    Conclusione: se devo pubblicare ancora, mi faccio il libro io, piuttosto di pagare me lo scrivo a macchina, ritaglio le pagine e le rilego con un paio di graffette. Il risultato non sarà sicuramente peggiore di quello che ho ottenuto con quella casa editrice.

    Reply

Leave a comment

Commenti recenti

avatar

Massimo

|

Ho avuto una pessima esperienza pubblicando il mio primo libro con contributo. Non un solo aspetto ha funzionato.
1 – Nonostante abbia visionato e rivisionato le bozze sino alla nausea, e nonostante le mie correzioni segnalate alla casa editrice, il libro è stato pubblicato pieno di errori, come non l’avessi nemmeno corretto.
2 – Pensate che sulla copertina la casa editrice ha scritto “romanzo”, quando invece si trattava di una raccolta di racconti.
3 – Nemmeno una copia del libro è finita in libreria.
4 – Nemmeno una presentazione è stata organizzata dalla casa editrice, le ho organizzate io, e non solo la casa editrice non mi ha aiutato, ma mi ha persino ostacolato non rifornendo la libreria delle copie richieste.
5 – Dopo pochi mesi l’editore mi telefona dicendomi che la prima edizione è esaurita, che per contratto doveva essere di 500 copie.
Dopo un paio di giorni mi arriva il resoconto delle copie vendute per determinare il compenso: 62 copie vendute. Le cose sono due: o sono stato imbrogliato all’inizio e non sono state stampate le 500 copie pattuite, o sono stato imbrogliato sulle vendite.
6 – La casa editrice non solo non ha fatto niente per cercare di vendere qualche copia del libro, ma ne ha persino ostacolato la pubblicità e la circolazione, in pratica sembrava facessero di tutto per non venderlo.
7 – Il bello è che dopo tutto questo, mi mandano ancora le newsletter proponendomi di fare pubblicità al mio libro via radio, per la modica cifra di 500 euro, naturalmente a mio carico. Ok che sono stato un deficiente a pagare per la pubblicazione, ma non pensavo mi considerassero proprio un idiota.
Conclusione: se devo pubblicare ancora, mi faccio il libro io, piuttosto di pagare me lo scrivo a macchina, ritaglio le pagine e le rilego con un paio di graffette. Il risultato non sarà sicuramente peggiore di quello che ho ottenuto con quella casa editrice.

avatar

mutui

|

bello..

avatar

prestiti pensionati

|

Articolo di notevole importanza, ben fatto, è utilissimo leggerlo, grazie

avatar

Delle

|

La qualità di un romanzo conta eccome. Se è vero che gli editori, anche grandi, pubblicano molte boiate, dall’altro lato è vero che un libro veramente buono un editore lo trova sempre.

avatar

dario

|

Ciao anche a me ha contattato la stessa casa editrice,mi ha anche mandato a casa il contratto.che io ovviamente non ho firmato,e non so se lo farò, penso che a pagamento si pubblica qualsiasi cosa,ora sto cercando un’altra casa editrice che magari legga veramente il libro,voglia pubblicarlo,e poi parlare di compensi,sicuramente difficile da trovare.