“La questione dell’editoria a pagamento è assai dibattuta. [...] L’opinione maggiormente diffusa fra gli addetti ai lavori è che l’editoria a pagamento sia un fenomeno da condannare. Le motivazioni di tale condanna sono molte e sono valide. [...] Ora, però, la faccenda va guardata anche da altri punti di vista. Primo, se i grandi editori dessero maggiore attenzione ai giovani e inediti talenti delle nostre Lettere Belle, infatti, i giovani e inediti talenti non dovrebbero ricorrere al Print On Demand. Secondo, quando una grande e stimata casa editrice crea un caso editoriale – a tavolino – da un milione di copie, lo fa attribuire al primo giovincello belloccio figlio di Qualcuno, gli fa avere lo Strega, ne fa trarre un film che viene presentato a Venezia (o al Maurizio Costanzo Show), eccetera, allora risulta chiaro che lo schifo non si nasconde solo negli uffici degli editori a pagamento, bensì in tutto il macro-sistema della ex Industria Culturale Italiana, ora nota come Industria dell’Entertainment. Terzo e (per ora) ultimo punto, va ricordato che molti importanti autori della storia letteraria mondiale hanno esordito pubblicando a proprie spese – vedi, per citare il primo che viene alla mente, Alberto Moravia, il quale sponsorizzò di tasca sua la pubblicazione de “Gli Indifferenti”. Sugli editori a pagamento non c’è da scommettere, questo è certo. [...] Ma la necessità viscerale che un autore ha di esprimere se stesso pubblicamente, a ben guardare, non può essere condannata. E, quantomeno, gli editori summenzionati soddisfano tale necessità.”
Questo è uno stralcio dell’articolo di Giovanni Schiavone su Nuova Società del 30 agosto 2010.
Riassumendo:
1. l’editoria a pagamento esiste perché i grandi editori non danno abbastanza attenzione ai giovani talenti;
2. nell’editoria a pagamento non c’ è “lo schifo”, ma anche in tutto il “macro-sistema della ex Industria Culturale Italiana” (vedi successi costruiti a tavolino di raccomandati);
3. l’editoria a pagamento è sempre esistita e ci sono illustri casi di autori che hanno pagato la pubblicazione del proprio esordio (argomentazione Moravia);
4. l’editoria a pagamento soddisfa la “viscerale necessità di un autore di esprimere se stesso”.
Che ci sia un po’ di confusione?
A Torino durante il Salone del Libro si è svolta una tavola rotonda riguardante l’editoria a pagamento (EAP) organizzata dalla casa eidtrice Zero91. è stata una buona occasione per parlare della questione confrontando punti di vista ed esperianze differenti, spesso del tutto contrapposte, nel tentativo di comprendere meglio le dinamiche che stanno alla base della scelta, discutibile, di pubblicare a pagamento o senza chiedere alcun contributo. Hanno partecipato Costantino Margiotta (Zero91) in qualità di moderatore, Linda Rando (Writer’s Dream), Andrea Malabaila (Las Vegas edizioni) e Giorgia Grasso (Gruppo Albatros – Il Filo). Per vedere i cinque video continua a leggere l’articolo. Chi volesse invece leggere il manoscritto inviato da Linda Rando puo scaricarlo in PDF direttamente da qui.
Questo post è preso dal blog Cabaret Bisanzio.
[Silvia Ognibene è una giornalista. Ha svolto un’inchiesta sull’editoria a pagamento. Racconterà alcune sue esperienze su queste pagine. L’inchiesta sarà pubblicata su un libro che l’editore Terre di Mezzo manderà in libreria il 26 ottobre. a.pa.].
Ho scritto un libro bellissimo. Quindi Libroitaliano me lo pubblica.
“Come certamente sa – mi scrive l’editore – la modalità di pubblicazione di un libro di un autore non ancora noto, salvo i rari casi di scrittori fra i più celebrati, è quella di stabilire una corretta misura di partecipazione finanziaria, intesa nel più ampio contesto negoziale, fra la casa editrice e il proprio autore. Si tratta di una prassi consolidata, non solo in Italia, che permette all’editore di affrontare meglio i costi di stampa e di promozione, e all’autore di ottenere tutti i vantaggi di una serena gestione editoriale. Libroitaliano, che è considerata la più importante casa editrice nel campo della letteratura emergente, offre agli scrittori italiani una formula trasparente e la certezza di far parte di un campione selezionato che andrà sicuramente verso una positiva accoglienza di critica e di pubblico. D’altronde, raramente, le grandi concentrazioni editoriali prendono in considerazione gli autori emergenti. La nostra casa editrice, che pubblica anche importanti nomi della cultura italiana, dà ogni incoraggiamento a quanti desiderano proporsi al pubblico, senza pregiudizi ed ipocrisie. Libroitaliano è l’unica alternativa possibile per entrare nel difficile settore editoriale con autorevolezza e prestigio”.
Me lo pubblica ma devo pagare tremila euro per acquistarne duecento copie. Caruccio, forse. Certo, però, con la modica somma di euro tremila mi compro autorevolezza e prestigio, gli encomi della critica e del pubblico, e magari divento pure famosa. E poi, a quanto pare, pagare per pubblicare è una cosa normale. E, in fondo, visto che la casa editrice Libroitaliano è così generosa da incoraggiarmi, posso pure dare una mano, no? E poi basta con questa demagogia che bisogna esser pagati per il lavoro che si fa, e non pagare per lavorare! Che dite, accetto?
Finalmente, non stavamo nella pelle, oggi ci è arrivata anche la risposta che aspettavamo da tempo. Un’altra casa editrice ha letto il nostro manoscritto e ci comunicano che vogliono assolutamente pubblicarlo. Non credevamo che un lavoro svolto in un paio d’ore potesse portare a questo risultato. Un lavoro fatto a regola d’arte, che ha rischiesto la scelta di opera già pubblicata che abbiamo sottoposto a un lifting estremo (abbiamo tolto molti capitoli e dei pochi che restavano abbiamo tagliato frasi e troncato idee).
Iniziamo a leggere la lettera vediamo se hanno capito lo spirito del libro:

Gentile signor XXXXXX,
con il parere favorevole dei miei collaboratori ho letto, augurandomi di fare gradita, nel minor tempo possibile, il Suo lavoro. Se anche Lei è d’accordo su questa mia opinione concorderà con me anche nel ritenere i Suoi scritti meritevoli d’essere pubblicati e messi nel modo giusto sotto gli occhi giusti del pubblico e della critica.
Queste righe sono tratte da una lettera che ci è arrivata qualche giorno fa, ma è necessario fare un piccolo passo indietro per capirne il contesto e dunque l’importanza.
Tutto è nato da un nostro autore, Paolo De Lazzaro (questo è il suo blog), infastidito dalla cosiddetta editoria a pagamento. Paolo aveva mandato il suo libro a diverse case editrici e alcune di esse gli avevano chiesto un contributo per la stampa. Naturalmente Paolo si è rifiutato.
Noi (Zero91) eravamo a conoscenza di questo fastidioso modo di pubblicare, ma non gli avevamo dato molto peso, fino a quando… fino a quando, partecipando ad alcune fiere e parlando con molti autori che venivano a proporci i propri manoscritti, abbiamo capito che questo modo di “operare” era comune a molte case editrici o sedicenti tali, piccole, medie o grandi che fossero. Ma ancor più grave è che alcuni di questi “autori” non abbiano esitato a pagare le cifre loro richieste pur di vedere il loro manoscritto inserito tra due copertine messe insieme con un po’ di colla.


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