
Gentile signor XXXXXX,
con il parere favorevole dei miei collaboratori ho letto, augurandomi di fare gradita, nel minor tempo possibile, il Suo lavoro. Se anche Lei è d’accordo su questa mia opinione concorderà con me anche nel ritenere i Suoi scritti meritevoli d’essere pubblicati e messi nel modo giusto sotto gli occhi giusti del pubblico e della critica.
Queste righe sono tratte da una lettera che ci è arrivata qualche giorno fa, ma è necessario fare un piccolo passo indietro per capirne il contesto e dunque l’importanza.
Tutto è nato da un nostro autore, Paolo De Lazzaro (questo è il suo blog), infastidito dalla cosiddetta editoria a pagamento. Paolo aveva mandato il suo libro a diverse case editrici e alcune di esse gli avevano chiesto un contributo per la stampa. Naturalmente Paolo si è rifiutato.
Noi (Zero91) eravamo a conoscenza di questo fastidioso modo di pubblicare, ma non gli avevamo dato molto peso, fino a quando… fino a quando, partecipando ad alcune fiere e parlando con molti autori che venivano a proporci i propri manoscritti, abbiamo capito che questo modo di “operare” era comune a molte case editrici o sedicenti tali, piccole, medie o grandi che fossero. Ma ancor più grave è che alcuni di questi “autori” non abbiano esitato a pagare le cifre loro richieste pur di vedere il loro manoscritto inserito tra due copertine messe insieme con un po’ di colla.
Altri due incontri rivelatori sono stati quello con Carlotta Borasio della Las Vagas edizioni e quello subito successivo con la giovanissima Linda Rando che, attraverso il suo sito Writersdream , ha intrapreso una lotta all’ultima diffida contro le case editrici a pagamento. Queste ultime hanno intrapreso sul web una lotta tutt’ora in corso e, a mio parere persa in partenza per delegittimare il lavoro di Linda e indurla a desistere dal proseguire nella sua personale battaglia. (Vi consiglio di navigare tra questi link per farvi un’idea più completa di ciò di cui stiamo parlando!).
Da questi incontri e dai dibattiti che ne sono scaturiti è nata la volontà di agire in prima linea per raggiungere almeno due obiettivi chiave: primo, è giusto che i vari autori capiscano che se un editore non pubblica un libro è perché ritiene che l’investimento che deve affrontare, sia dal punto di vista economico-monetario che più strettamente qualitativo, non verrà ammortizzato a dovere dal mercato editoriale; sostanzialmente, il gioco non vale la candela. Il secondo intento è invece quello di riuscire a stilare e rendere pubblica una lista con i nomi delle case editrici che pubblicano a pagamento, in modo da tenere lettori e autori coscienziosi lontani da esse. Per non uccidere l’editoria e il gusto della lettura.
Quello che stiamo facendo è semplice: prendiamo un libro, gli togliamo parole, paragrafi, anche interi capitoli, facendo in modo che quello che ne resta sia assolutamente sconclusionato, inutilizzabile, illeggibile, senza capo né coda. Fatto questo, grazie all’aiuto del blog Writersdream (nel quale ci sono già alcuni nomi di case editrici a pagamento e non) cerchiamo di verificare se effettivamente esiste qualche editore tanto folle da accettare di pubblicare un libro del genere, non certo per spirito di beneficenza, è ovvio, e chiedendo quindi esplicitamente quanto ci costerebbe vedere la nostra fatica letteraria in libreria.
La ciliegina sulla torta è però l’idea di mandare lo stesso testo a uno stesso editore ma da due indirizzi postali differenti, con due nominativi e due titoli differenti, per appurare se effettivamente il manoscritto venga letto e se le eventuali lettere di risposta non siano piuttosto l’una la fotocopia dell’altra. La seconda ipotesi si avvera. Ripetutamente. Purtroppo.
Leggete come hanno commentato il nostro libro.
“XXXXXXXX” mette in luce una capacità di raccontare di intuire e rappresentare il senso di una figura, di un personaggio, di una situazione, di un destino.
La “linea di svolgimento” del racconto è tracciata da un gusto per la chiarezza, l’incisività, la franchezza e quindi l’accurato tentativo di evitare giochi puramente sintattici o concettuali, la retorica che si maschera sotto tante specie, l’astrazione dalla realtà.
Solido nell’impianto, ben costruito nella trama, il racconto si articola grazie ad un linguaggio accurato, dove ogni parola, ogni similitudine, hanno l’efficacia dell’originalità e della freschezza, e la peculiarità delle situazioni è sempre colta al volo, con pochi tratti essenziali; che è poi l’unico modo per dare corpo vita e soprattutto credibilità ai personaggi e alle situazioni. Difatti, con questo scritto, Lei ha saputo mutare un’esperienza – reale o verosimile – significativa di vita in scrittura, facendone così uno dei tramiti al tratteggio del flusso della comunicazione e della conoscenza.
Naturalmente queste forbite locuzioni non voglio dire nulla. Non descrivono il libro, ma, guarda caso, sono assolutamente adattabili a qualsiasi testo, poesie incluse. Ah, dimenticavo, abbiamo scritto anche una quindicina di poesie in circa venti minuti, del tutto insulse; naturalmente ci aspettiamo un responso positivo anche per queste.
Le poche righe che ho appena riportato sono comunque solo lo zuccherino per rendere meno amara la continuazione della lettera, dove si inizia a capire che qualche soldo come i grandi scrittori (perché siamo dei grandi scrittori, non ce lo dimentichiamo) dobbiamo spenderlo per divulgare la nostra arte e renderla fruibile ai più.
Purtroppo l’editoria è sempre stata tiranna nei confronti degli Autori inediti: basti pensare che scrittori di nome Tolstoj, Kipling, Proust, Byron, Crane… per gli italiani valgono pochi nomi per tutti: Fogazzaro, Moravia, Pasolini, Svevo, Carlo Emilio Gadda (il quale pubblicò a sue spese ben quattro libri, ma poi giunse all’affermazione) dovettero finanziare di tasca propria il loro esordio letterario. E ciò per un motivo ben preciso, oggi più che mai valido: la prima edizione di una “opera prima” nella migliore delle ipotesi ripaga il costo in un lasso di tempo piuttosto lungo. Nessuna azienda editoriale potrebbe reggere a lungo effettuando un investimento improduttivo o produttivo a lunghissimo termine: da qui il rifiuto opposto ai nuovi Autori salvo casi in cui esistano compensazioni di particolare natura (politica, magari).
Mi fa piacere che si siano definita azienda editoriale e non casa editrice, in quanto chi pubblica coi i primi può definirsi cliente, mentre chi pubblica con i secondi può lecitamente chiamarsi autore! Ma andiamo avanti.
Ci sono case editrici piccole, nate e alimentate unicamente dalla passione a dispetto delle non indifferenti difficoltà oggettive che si devono affrontare, che cercano e incoraggiano senza esitazione (e senza contributi) i nuovi autori; una tra tante è la Zandegù. Se un editore ha paura del rischio d’impresa, allora che si cerchi un lavoro ‘sotto padrone’ a tempo indeterminato che gli dia delle garanzie. Oppure apra una copisteria/legatoria (tanto il lavoro che fanno è uguale). La vera editoria è altro!
Ma continuiamo a leggere riguardo la promozione del nostro capolavoro.
Il programma operativo che potremmo sviluppare per il Suo libro prevede: la ricerca di un “padrino letterario” cioè di un personaggio noto nel mondo letterario e/o giornalistico che avalli l’opera firmandone una presentazione; il contatto con responsabili di pagine letterarie e riviste specializzate tese ad ottenere recensioni del libro; il contatto con responsabili di premi letterari (per i quali il libro sia da noi ritenuto idoneo) teso sempre ad ottenere riconoscimenti all’opera; la disponibilità del libro in punti vendita dislocati sul territorio nazionale, raggiunti direttamente dal nostro servizio di distribuzione o per il tramite di un’organizzazione distributiva; la pubblicizzazione con possibilità di vendita nei siti Internet indicati in calce nella nostra lettera.
Da buon siciliano quale sono, adoro la dicitura “padrino letterario” e detta da questa casa editrice mi pare anche particolarmente azzeccata. Riguardo la distribuzione e la pubblicità, si dice tutto e niente. Vediamo adesso quante copie del nostro libro sono (anzi siamo) disposti a stampare.
Nel caso di “xxxxxxxxxx“ attueremmo una tiratura di duecentocinquanta copie, al prezzo di copertina di euro quindici, delle quali circa duecento copie sarebbero destinate alle azioni promozionali e all’Autore.
Quindi, duecento a me, cinquanta alle librerie. Secondo voi con cinquanta copie quanta visibilità potrei avere nelle 1600 librerie in Italia? Nulla!!! Noi (Zero91) se non abbiamo un ordine di almeno 1500 copie a titolo dalle varie librerie non andiamo in stampa. Andare in stampa con numeri inferiori significa già andare in passivo prima ancora che il titolo arrivi in libreria, ovvero non recuperare i costi di produzione e promozione.
Le cinquanta copie non andranno a finire tra gli scaffali di Fnac, Mondadori, Feltrinelli o altro. Le cinquanta copie saranno custodite nel magazzino della casa editrice pronte per essere spedite se qualcuno ne facesse richiesta. Alla fine mi ritroverei in casa duecento copie del mio libro a prendere polvere, cercando di venderlo ad amici e parenti. Che tristezza!!!!
Ed ora il prezzo… (rullo di tamburi).
L’investimento previsto è di euro tremilacinquecento; suddiviso, solitamente, in tre quote corrispondenti: alla firma del contratto; 2) alle prime bozze; 3) a fine stampa del libro; cioè nell’arco dei mesi occorrenti alla realizzazione dell’opera o in quote da concordare unitamente alle Sue esigenze personali.
Possiamo dirvi per esperienza che le duecentocinquanta copie saranno stampate in digitale e non in offset, che non saranno rilegate filo refe (vuol dire che vi potreste trovare le pagine in mano sfogliando il libro!), la qualità della carta non sarà altissima e la copertina… ve ne accorgereste da voi.
Diciamo che per la stampa in digitale di 250 volumi di circa 280 pagine il costo potrebbe variare dai 250 ai 500 euro. Facendo due conti, pagando 3500 euro, e sottraendo da questi il costo della stampa 500 euro, avremmo buttato 3000 euro. Ci sono però casi in cui il contributo richiesto all’autore (=cliente!) arriva fino ai 7000 euro.
Questa “casa editrice” gode di ottima salute grazie a chi pubblica con loro. Se facessero pagare una media di 4000 euro a libro avendo in catalogo circa 300 titoli, il loro fatturato fino ad oggi, stando bassi naturalmente, sarebbe di circa €1.200.000 (un milione e duecentomila euro).
Certo, se proprio volete pubblicare con questa azienda, fatevi almeno rilasciare la fattura!
Adesso sicuramente vorrete sapere chi sono queste persone che si definiscono editori… Bene, vi accontento.
La casa editrice si chiama Editrice Nuovi Autori e la firma è a nome di Alessandra Aglieri.
Se proprio volete pubblicare, allora andate su Lulu o preso altri siti di print on demand e con un notevole risparmio avrete il vostro libro, direttamente a casa.
Adesso tocca a voi… facciamo i nomi!
Facciamo e fate i nomi delle case editrici che richiedono da parte dell’autore un pagamento per la stampa dei libri o l’acquisizione di una certa quantità di essi. Scrivete se avete ricevuto lettere simili a quella che ci è arrivata a questo indirizzo: blog@zero91.com. Se avete avuto esperienze di editoria a pagamento raccontatele!
Uniti possiamo impedire che si uccida la passione e l’editoria!

Niente di nuovo sul fronte editoriale. Purtroppo.
)
(Condivido e spargo la voce
Niente di nuovo, infatti. Con Andrea (Las Vegas), Chiara (Intermezzi), Francesca (Aisara) ci troviamo a parlarne spesso: la Vanity Press è un male per i lettori, per gli editori, e soprattutto per gli scrittori. Ma sono proprio gli aspiranti scrittori a permetterle di germinare. Mettete in conto che a fare i nomi, come vedrete, sarete riempiti di diffide, accusati di concorrenza sleale e chi più ne ha più ne metta. Comunque apprezzo e sostengo l’iniziativa, bravi!
Livia (Tanit)
Dimenticavo: sarebbe un problema se usassimo quel logo lì sopra come banner nei nostri siti e blog?
Ciao Livia, il logo lo potete usare tranquillamente per tutte le iniziative contro l’editoria a pagamento. Adesso anche noi lo metteremo nella nostra home page.
Per quanto riguarda il “fare i nomi” non abbiamo nessun problema a mettterci la faccia. Se arriveranno delle diffide ci muoveremo di conseguenza. A proposito visto che si avvicina Torino e saranno presenti anche queste “case editrici” perché non organizzare qualcosa? Ho già parlato con Linda e Carlotta e le idee non mancano.
A presto e grazie dei consigli.
Costantino
Diffondo anche io, come semplice lettrice, ma anche come persona che ha un sogno nel cassetto. Per i sogni non si paga. Altrimenti, forse, bisogna rendersi conto che non si hanno i numeri giusti per arrivare in libreria. Dura da ammettere, ma è così. Se tutto ciò che si vuole è il proprio nome su un testo rilegato tanto vale andare in copisteria e farsi fare una decina di copie da “appioppare” ad amici e conoscenti.
è proprio un mondo difficile. una di quelle savane, dove iene e sciacalli girano in cravatta e gessato. dappertutto. dalle grandi città alle “basse”. e sono furbi. famelici. e ti prendono a cazzotti che neanche t’accorgi. ed è con i sogni che giocano. con un bisturi perverso e tagliente. con il solito dopobarba appiccicato al rosso gaudente degli zigomi. ti offrono un contratto… e la certezza, fra navate e cartigli, di diventare un santo e una celebrità.
una lurida savana. fra liane attorcigliate al collo e pozze d’acqua ammorbata. l’editoria a pagamento. fra le grandi città, nell’inchiostro dei miei sogni, e le “basse”, nell’anfiteatro delle mie tante attese.
grazie.
Uno su tutti Gruppo Albatros.
Mi hanno fatto 2 proposte… la seconda hanno tentato di propormi un grosso sconto.
Non funziona però… Se ci credi investi, altrimenti, perchè dovrei crederci io al posto tuo?
Tanto vale che faccia stampare 50 copie e me le distribuisca come meglio credo… tanto nel dubbio, almeno so dove vanno a finire : )
Complimenti per la battaglia!!!!
Aldo
Voi chi siete?
E per voi intendo voi e quelli delle “liste buone” per capirci…
Editori che pubblicano a vostre spese libri che selezionate tra quelli che reputate possano avere successo?
Oppure tra quei capolavori incompresi che nessuno si comprerebbe ma che devono assolutamente essere letti dal pubblico perché dopo saremo tutti migliori?
E per caso fate un altro lavoro e ogni tanto investite anche in libri?
Perché lo sapete no che in Italia nessun editore vive esclusivamente dalla pubblicazione e vendita di libri?
E cosa ve ne importa, scusate, dato che siamo in uno Stato dove vige ancora almeno su carta la libertà di pensiero e di scelta, se autori ignorati dalla grande e media editoria puritana che non chiede mai contributi, offrono i loro lavori senza mercato agli EAP?
Che sono spesso molto professionali?
Come mai gli EAP vi fanno così tanta paura da attaccarli continuamente denigrandoli (e spesso sfiorato la diffamazione)?
Qualche problema?
Qualche legge violata?
Qualche prurito intellettuale da soddisfare?
Vi rendete conto che dietro la falsa bandiera del “Noi salveremo l’editoria!” non vi state facendo altro che pubblicità gratuita?
Bello illudere la gente e dire “Oh se credono in voi non vi chiederanno soldi” come se l’editoria di oggi funzionasse ancora come quella di un tempo, dove c’erano i mecenati scopritori di talenti.
Bello porsi sul piedistallo della censura (perché questo fate con le vostre presunte “selezioni” di qualità) impedendo a chi lo desidera di veder pubblicato un proprio lavoro.
Lo sapete o no che la selezione la fa il pubblico e non voi?
E che anche se ogni anno uscissero (legittimamente) 100,000 titoli di cui 80,000 a pagamento questo non viola nessuna legge o principio etico?
Ah, prima che qualcuno si metta a sparare invettive varie, concludo dicendo che non sono un editore a pagamento ma un lettore che ha amici che hanno pubblicato a pagamento, molto meno autoreferenziali, presuntuosi e di nicchia di quelli che si sentono indignati e offesi dagli EAP.
Forse è meglio se vi occupate di quello che davvero dovrebbe indignarvi in Italia.
I veri ladri.
I veri disonesti.
Buon lavoro a tutti!
P.s. Agli autori (quelli che si indignano tanto ovviamente, non quelli consapevoli): prima dimostrate di valere qualcosa contenutisticamente parlando e poi, solo poi, pretendete che qualcuno creda in voi. Tutti hanno diritto al proprio sogno. Questo non significa che debba essere imposto agli altri. E chi l’ha detto poi che per un sogno non si paga? Ah non si paga? Si pretende che siano gli altri a realizzarlo a gratis, ho capito… In attesa che qualche editore NAP (e non AP) scelga la vostra opera e la pubblichi in maniera mecenatesca, io continuo a leggermi la grande editoria e pure quello che di buono e meno noto trovo in giro pubblicato guarda caso a pagamento (perché lo trovo, nonostante vi faccia comodo dire che tutti gli EAP tengono i libri in magazzino, lo trovo perché lo cerco, come vale per ogni libro non pubblicizzato da tutti i media). E menomale. Perché se aspettavo le scelte marketing furbe e la stretta selezione degli ENAP a quest’ora mi sarei perso tanta bella narrativa, saggistica e poesia.
Buon lavoro a tutti!
L’editoria a pagamento serve, è importante; decongestiona il lavoro degli editori seri e permette al sistema di sfogare i repressi da “scrittura ansiogena egocentrica”.
L’ E.P. è patologica del sistema. Chi decide di pubblicare un proprio lavoro con un editore che chiede un contributo ben venga, non farà altro che aumentare l’autostima degli altri che aspirano come lui ad un posto nell’olimpo. «Guarda un po’ cosa scrive questo! Io sono meglio!».
Scrivere è come dipingere, suonare, cantare. Tutti lo fanno: molti male, pochi bene, pochissimi egregiamente e solo alcuni toccati dalla mano di Dio. Questi ultimi sono i “mostri sacri” quelli che vincono i premi nobel, quelli che riempiono le cronache, quelli che vendono milioni di libri, dischi… e se per invidia riteniamo che abbiano avuto solo fortuna questo rientra nelle nostre “debolezze” di comuni mortali! L’invidia è una brutta bestia!
Il 90% scrive male, anche con un buon editor sistemare l’opera sarebbe un’impresa. Consiglio editore a pagamento. L’autostima è appagata. Il titolo di “scrittore” è raggiunto. E’ come comprarsi un titolo Nobiliare. Vale la carta per pulirsi il …. (scusate sto degenerando).
Però mi dispiace per quei bravi scrittori che non conoscendo il mercato ci finiscono in mezzo… informarsi, informarsi e informarsi…
L’8% scrive bene. Un editor è in ogni caso indispensabile. Fatto questo, una casa editrice si trova, non ci sono problemi. Se siamo stati bravi 5000/10000 copie si vendono e a quel punto un editore non ti molla più. (16 euro a libro: 7 all’editore, 1 allo scrittore, 5 costo di stampa e distribuzione, 3 al libraio). Un bravo editore si porta a casa 35.000 Euro! Minimo.
L’1,5% scrivono egregiamente, per questi la porta è aperta… anzi, gli editori ti cercano e se non sei un polpo vivi di questo alla grande.
Lo 0,5%… Gli editori ti pagano prima pregandoti in ginocchio di scrivere qualsiasi cazzata perché “in ogni modo vende”…. Sarebbe il sogno di tutti… appunto un sogno.
Fatto e detto questo, anche io ho un bel romanzone nel cassetto.
Scartando, per autostima, di appartenere a quel 90% attendo con ansia che un editore, di quelli seri, scelti senza contributo mi chiami per una proposta. Spero di appartenere a quel 8%…
Nel caso non sia così stamperò il mio libro con Lulu: 20 copie per gli amici: misurerò il loro grado d’interesse nella disponibilità che avranno nell’acquistare il libro. Non regalerò niente! Solo a “babbo” e “mamma”… eh eh eh eh.
Sarò comunque un uomo felice. Essere consapevoli di ciò che si vale è sempre meglio che elemosinare un po’ di gloria pagando, è come “andare a puttane e credersi un Dongiovanni!” (questa l’ho letta da qualche parte).
Un caro saluto Roberto
P.S. Se ho commesso degli errori… sono in quel 90% e la mia autostima mi impedisce di realizzare con sufficiente coscienza la realtà delle cose… sarà di questo che vivono gli editori a pagamento?
P.s. 2 La cosa meravigliosa -volendo quasi letteraria- è stato leggere i commenti…
Vittimismo, indignazione, rassegnazione, invettive demagogiche, stupore.
Invece di fare così, impegnatevi con passione nella scrittura e datevi da fare. Davvero però. Non solo a parole. Il tempo vi darà ragione. O torto. E allora? Mica si tratta di vita o di morte.
Apprezzo l’intervento di Roberto. Finalmente un autore consapevole. Per fortuna ogni tanto nei “covi” dei puritani se ne trova ancora qualcuno… se pubblichi con Lulu o chi ti pare scrivilo qui. Ti assicuro che cercherò il tuo libro. Il tuo. Non quelli degli altri, gli autoreferenziali del “se credi in me investi”. O investimi.
E riprendendo il tuo p.s., Roberto…
“P.S. Se ho commesso degli errori… sono in quel 90% e la mia autostima mi impedisce di realizzare con sufficiente coscienza la realtà delle cose… sarà di questo che vivono gli editori a pagamento?”
Sì. E -sottolineo- c’è qualcosa di male se gli EAP vivono di questo? No. E chi dice il contrario sta in bilico sul piedistallo.
però, io mi domando:
perché qualcuno che non lavora nell’editoria, che non ha esperienza *diretta* delle cose, butta lì certezze, fa i conti ecc.?
non ci dovrebbe essere una maggiore attenzione a dar per vere cose di cui non si ha riscontro?
quindi, perdonatemi, ma sento davvero l’esigenza di fare delle “correzioni”:
1. Marco64
“Perché lo sapete no che in Italia nessun editore vive esclusivamente dalla pubblicazione e vendita di libri?”
allora: se tu avessi scritto “nessun *piccolo* editore vive ecc.”, c’avresti quasi preso. e comunque esistono alcune piccole case editrici che campano dignitosamente senza pubblicare a pagamento.
su medi e grandi: ti sbagli.
e quando leggi, in Rete, cose del tipo: Mondadori campa grazie alle riviste ecc.: è una sciocchezza.
2. Roberto
“16 euro a libro: 7 all’editore, 1 allo scrittore, 5 costo di stampa e distribuzione, 3 al libraio”.
chi li ha fatti ’sti conti?
la piccola editoria lascia a distributore e libraio dal 60 al 70 percento. quindi 10, 11 euro – se il libro è venduto a 16 euro. restano cinque/sei euro, per tutto il resto [incluso l'eventuale margine, stimato solitamente intorno al 15 percento - se e quando non ci sono invenduti]
un libraio non può accontentarsi del 18 percento, come scrivi tu. chiedi a un promotore librario, per avere maggiori informazioni.
altra cosa: 5.000/10.000 sono un vero e proprio caso editoriale!
e, ultimissima: non è vero che l’editoria a pagamento decongestiona l’editoria non a pagamento. un autore esordiente manda, random, a tutti. quindi i manoscritti si accumulano comunque.
ciò detto, è chiaro che un editore a pagamento non ha questi problemi. vende tutte le copie in anticipo, senza passare da distributore e libraio. quindi è “comprensibile” da un punto di vista commerciale.
ma da un punto di vista etico? l’editoria non dovrebbe esserlo – etica?
non sarebbe meglio aprire una macelleria, allora?
Ciao Marco,
grazie per i tuoi interventi accorati e partecipi, pure troppo forse per uno che ha solo degli amici che hanno pubblicato a pagamento e che non è mai stato toccato dalla questione in prima persona…
secondo poi, mi pare di aver di fronte un vero paladino della libertà, “contrario a ogni norma che non sia sancita dalla legge e a tutte quelle persone che credono nel valore, nel romanticismo dei sogni o nel mecenatismo”, per usare parole tue; contrario insomma a ogni “covo di puritani”, per raddoppiare la citazione.
Su un punto non si può darti torto: chiedere contributi agli autori per pubblicarne le opere non è illegale. Nessuno contesta questa evidenza. Potrei dirti che è immorale, ma questo, lo riconosco, sarebbe opinabile e aprirebbe un dibattito infinito su moralità e immoralità. Non è il caso.
Altrettanto innegabile è però il fatto che così il mercato editoriale si ampia a dismisura perdendo di, passami il termine, ‘‘valore’’.
Lo hai detto tu stesso, “in Italia nessun editore vive esclusivamente dalla (della) pubblicazione e vendita di libri” e sai perché? Perché gli editori a pagamento fanno credere a chiunque di essere uno scrittore. Ahimè, non è così. Capiamoci, non sto dicendo che tra tutti i romanzi pubblicati a pagamento non si trovino anche delle piccole perle, ma la percentuale è davvero infinitesimale. Solitamente questi sedicenti editori pubblicano un po’ tutto, valido o meno, tanto i soldi in gioco non sono i loro, ma il loro catalogo aumenta e anche il giro dei soldi, e dunque il fatturato. Perché, ovviamente, il contributo richiesto agli autori è di gran lunga superiore all’investimento che l’opera richiederebbe per essere pubblicata (e te lo dico contratti alla mano!). Il surplus dove va? Nella promozione? Nella distribuzione? No, nella tasche capienti di chi si spaccia per editore quando invece è un semplice imprenditore, e nemmeno dei più onesti.
Il punto è che mi pare si stia tralasciando un aspetto fondamentale: gli editori non mettono sul mercato birra o deodoranti, non trattano prodotti ‘di consumo’, bensì prodotti ‘culturali’, che come tali richiedono attenzioni e trattamenti specifici. Parlo con cognizione di causa e non per sentito dire, credimi. I libri, di barzellette, di poesie, di foto anche pornografiche, devono essere specchio di una cultura, di una nazione, ed è proprio questo il bello dell’essere editore: impegnarsi per trovare un giusto equilibrio tra l’aspetto necessariamente imprenditoriale della propria attività e il suo lato prettamente culturale. Bisogna scegliere!
Bisogna saper riconoscere chi merita e chi no, o almeno provare a farlo, e mi dispiace, ma il prodotto che non sa sostenere la concorrenza non deve entrare nel mercato.
L’editoria a pagamento fa sì che invece il prodotto in questione ci entri nel mercato e ci resti grazie ai soldi degli autori, di persone cioè che dovrebbero non solo trarre dei profitti, come è sacrosanto che sia, dal proprio lavoro, ma anche arricchire di qualcosa chi quell’opera la legge. Chi non ha nulla da dire è meglio che taccia. Di parole è pieno il mondo, la maggior parte delle quali inutili, ridondanti e assordanti.
Detto questo, non è una questione di paura, di temere la concorrenza o di presunzione. So bene che esiste la possibilità, nemmeno troppo remota, che mi lasci sfuggire un capolavoro o che pubblichi un libro non particolarmente meritevole, ma almeno dovrò essere responsabile solo delle mie scelte e dei miei soldi. Se un libro vale, prima o poi qualcuno se ne accorge. Funziona così un po’ per tutto, se ci pensi: la selezione la fa il pubblico, ma la fa a partire da quello che gli viene offerto.
O sei forse tu a telefonare alla Barilla e chiedere un determinato formato di pasta? Non sarà forse che scegli tra quelli che trovi sugli scaffali? E se sugli scaffali ci fossero solo prodotti effettivamente buoni, non li compreresti un po’ tutti, magari a turno? Così deve essere! I lettori devono essere in difficoltà nella scelta perché davanti a loro devono poter trovare solo libri buoni! Il mio compito, di editore, è quello di fornire al mercato il meglio che ho, non di propinargli un po’ di tutto e lasciare che se la veda da solo! E se le mie scelte non saranno il linea col gusto di qualcuno, bé, il rischio fa parte del mestiere, di questo come di molti altri!
Permettimi un ultimo appunto, giusto per essere trasparenti fino in fondo: la casa editrice non è la mia unica occupazione e me ne dispiaccio. Fossi ricco e avessi più capitali da investire lascerei il mio altro lavoro anche domattina. Non lo posso fare perché ricco non sono e oltre a pubblicare titoli devo anche mangiare. Se le cose fossero semplici come dici tu, mi basterebbe chiedere contributi agli autori e risolverei ogni problema monetario, dato che, lo ripeto, i soldi chiesti sono molto più che sufficienti per sostenere le spese, ma molto di più!
Invece di offendere chi crede in qualcosa differente da ciò che pensi tu, dandogli del puritano con pruriti intellettuali da soddisfare e una fottuta paura della concorrenza da sconfiggere, prova a pensare che esistono ancora editori che credono in ciò che fanno e si fanno il culo, facendo anche due lavori, per passione, pubblicando con fatica la metà dei titoli che un catalogo serio richiederebbe per non scendere a compromessi e seguire quell’idea così romantica e forse pure un po’ retrò, dell’editore che pubblica, come dire, in maniera mecenatesca!
Costantino
Infatti io parto dal presupposto che un editore sia un macelaaio, un dentista, un panettiere.
Quindi non ci trovo nulla di male se chiede soldi a uno che deve ancora dimostrare di valere qualcosa!
Il mercato editoriale ha perso di “valore” anni e anni fa.
Non ci raccontiamo che deve essere l’editore a fare la scrematura.
E’ il pubblico che la fa.
E’ il pressuposto che è fallace: l’editore raccoglie una richiesta. Il bisogno che qualcuno ha di comunicare. Che male fa se gli realizza 100/ 200/ 300 copie con tutti i servizi editoriali che servono e poi con l’autore (che dovrà seguire ovvio…) sta a vedere quel che accade? Se il passaparola scatta?
I due sistemi, EAP e ENAP, non sono in concorrenza. E quindi non vedo che bisogno ci sia ogni volta di fare le campagne mediatiche contro gli EAP.
Costantino, se fosse come dici tu, ci sarebbero molti piccoli EAP ricchi. E non è così.
Tu non fai distinzione, metti tutti nel calderone, senza badare al fatto che alcuni di essi abbiano fatto molte buone cose dando la possibilità agli autori di fare un percorso. Ci sono libri pubblicati dagli EAP che poi sono finiti dai grandi editori, ripubblicati. Il libro è ambito culturale sì ma è pur sempre un prodotto. Se è ben spinto vende sennò no. La gente nemmeno se ne accorge.
Io sono straconvinto che Zero91 per dirne una pubblichi lavori pregevoli.
E gliene sono grato perché da vorace lettore almeno potrò comprare qualcosa di buono.
Ma sono anche straconvinto che la casalinga di Voghera o l’ingegnere di Milano di turno abbiano lo stesso diritto degli autori Mondadori o Zero91 di provarci…
Ci sono testi in apparenza banali per l’editore che però al pubblico piacciono.
Perché obbligarne gli autori ad andare in tipografia?
O rinunciare?
Infine se ritieni che puritano sia un’offesa, allora mi scuso. Ma oggettivamente -e da editore e uomo di cultura puoi convenire- non lo è affatto.
Per Enrico: Rizzoli, Mondadori etc hanno da tempo ampiamente diversificato introiti e investimenti e non campano certo di vendita di libri. Quando fanno pubblicità a un titolo non spendono nulla perché usano canali mediatici che spesso sono di loro proprietà. Alcuni “piccoli” editori che millantano di essere indipendenti fanno parte proprio di quei gruppi e quindi hanno le spalle coperte (non certo dalla vendita dei libri che fanno).
Conosco personalmente molti piccoli editori che pubblicano dieci titoli l’anno senza chiedere contributi e che nella vita hanno un altro lavoro. Stimo solo quelli. Non chi si mette a fare dalla mattina alla sera campagne web contro gli EAP. Perché invece di perdere tempo in queste performances non si preoccupano semplicemente di fare i propri (e uso il plurale non a caso!) mestieri? Da quando in qua sparare a zero su chi lavora diversamente dagli altri (ma legittimamente, non violando leggi) è indice di serietà?
Buon lavoro a tutti!
@Marco
- “Rizzoli, Mondadori etc hanno da tempo ampiamente diversificato introiti e investimenti e non campano certo di vendita di libri”. non è esattamente così. tu ti riferisci ai due gruppi Mondadori, e Rcs. e ai loro giornali, che vivono di raccolta pubblicitaria. ma il gruppo Mauri Spagnol [Guanda, Longanesi, Garzanti ecc.] che giornali pubblica?
- “Ci sono libri pubblicati dagli EAP che poi sono finiti dai grandi editori, ripubblicati”
quali?
- “Costantino, se fosse come dici tu, ci sarebbero molti piccoli EAP ricchi. E non è così”.
e invece sì, Marco: è così.
se chiedo 3.500 euro per 250 copie, ho un margine pazzesco. non so di quante battute fosse il manoscritto inviato, ma, mettiamo anche che dietro ci sia un “ottimo” lavoro editoriale, dei collaboratori retribuiti relamente ecc.: non si spendono più di 500 per 250 copie ben fatte.
vuol dire guadagnare 3.000 euro per ogni autore. in anticipo.
come minimo è un “lavoro facile”. e, se fai due conti, o guardi il catalogo di un editore a pagamento – e, quindi, *quanti* libri pubblica in un anno – è evidente che ci si può arricchire, così.
Enrico, non mi risulta…
-So che anche Editori Riuniti e Mauri Sagnoli vivono in realtà di altri introiti diversificati (conosco qualcuno che lavora per loro);
-Un elenco di minimo 50 titoli
-l’errore che fai è sempre lo stesso: tu consideri solo le spese di stampa per un libro. Dove li metti i costi di: correttore bozze, editor, magazziniere, segretaria, sito internet, fiere, presentazione (gettone critico, affttito sala), stampa inviti e locandine, invio cartaceo e non degli inviti, redazione e invio comunicati stampa, spese di spedizione ai distributori etc.? La stampa riguarda i tipografi. Qui stai parlando di editori!
Inoltre 3500 per 250 copie in che senso? Quante pagine sviluppa il dattiloscritto di cui parli? Se è un librone costa di più anche tipograficamente no? Se sono solo 250 copie mica ammortizzi! E il correttore bozze lo sai no che va a un tot per pagina! E se l’editore è onesto non lo sottopaga. O vorresti che lo sfruttasse? E fare più di 250/ 300 copie significa prendere per i fondelli l’autore. Prima fagli provare cosa accade con quelle poche copie. Poi semmai se dimostra qualcosa segnalano a un ENAP.
Suggerimento per Costantino:
Dato che gli EAP ricevono e pubblicano comunque tanti lavori, facendo un grosso lavoro di lettura e comunque selezione (quell ìo che viene definito “lavoro sporco”), perché voi ENAP non stringete con loro accordi di segnalazione (pratica tipica nel commercio) in modo che vi mandino i testi migliori che poi voi ripubblicherete a vostre spese, dando a questi autori una chance diversa? In questo modo anche quello che di buono vi è sfuggito perché momentaneamente pubblicat da un EAP potrebbe entrar a far parte del vostro catalogo, no?
E allo stesso tempo non avrete costretto tanti autori a non poter pubblicare, dato che un EAP ha dato loro comunque una possibilità di visibilità seppur minima, no?
Conosco un paio di EAP che lo fanno. Inviano per conto dell’autore i titoli migliori a editori più grandi e non a pagamento.
Mi sembra un bel servizio no?
Che dici Costantino?
“o che anche Editori Riuniti e Mauri Sagnoli vivono in realtà di altri introiti diversificati (conosco qualcuno che lavora per loro)”
Mauri Sagnoli? e che sarebbe?
se si tratta di Mauri SPAGNOL: quali sarebbero gli “altri introiti diversificati”?
Editori riuniti sarebbe una major?
non so… ripeto: io non mi metto a parlare di come si fanno fanno gli orologi, perché ho solo una vaga idea di come sono fatti gli orologi.
e-
ciao Marco
c’è un tema tra quelli che hai toccato che mi sta particolarmente a cuore, ed è quello dell’editing. Io parto dal presupposto che salvo situazioni particolari, rese tali da un talento straripante, nessun esrdiente sia in grado di produrre un libro “finito” pubblicabile così com’è, e per questo ritengo che uno degli effetti più gravi dell’attività, perlatro perfettamente legittima a livello di diritto, dell’editore a pagamento sia quella di privare l’autore di un editing degno di questo nome. Come dimostra il caso descritto da Zero91 nel post queste società si limitano a raccogliere e stampare, e questo particolare, dal mio punto di vista le rende “deleterie” per l’autore stesso.
paolo
Enrico, ho sbagliato a digitare, mamma mia che permaloso
)
Editori Riuniti non è proprio piccolo… vai a vedere.
Diversificano nel senso che fanno altri lavori! E non campano della vendita di libri!
Nemmeno Zero91 ce la fa a campare solo di libri… Costantino ha scritto che per vivere deve fare un altro mestiere.
Paolo, ci sono molti EAP che fanno l’editing ai libri. Ci lavorano anche due mesi su con risultati strabilianti. L’errore che si fa in blog come questi è proprio fare di tutta l’erba un fascio! L’editing -questo sconosciuto- è un servizio che spesso non fanno i piccoli ENAP. Te lo assicuro io. Tre anni fa un collega di Zero91 non a pagamento, piccolo, che viveva d’altro, mi scelse, mi pubblicò, mi presentò il libro una volta, me lo mise in quasi tutte le librerie… poi basta. Vendemmo poco. Mi versò i diritti. Ma non s’impegno. E sai perché? Perché appunto nella vita faceva un altro mestiere, come te, e giustamente doveva mangiare. Quindi l’editoria era un hobby. Ma così non si va da nessuna parte… Chi fa l’editore deve fare l’editore. Per questo vorrei una lista di ENAP (editori non a pagamento) che racconti come lavorano davvero. Perché non è sufficiente non chiedere soldi se poi, impegnati in altro, non si lavora bene sul libro anche dopo che è uscito…
Ah, quella volta l’editing me lo dovette fare un mio amico, perché l’ENAP di turno
non aveva i soldi per pagare chi lo facesse… Fantastico. Dopo quella volta mi sono rivolto a un EAP e mi sono trovato molto molto meglio, avendo gli stessi servizi. Anzi, mi sono anche beccato un editing con i controzibidei. In più ho vari amici che hanno pubblicato a pagamento libri che ritengo delle chicche e che editori non a pagamento avevano bellamente bollato con un bel “non ci interessa”. Sta lì il punto: che a dar retta a chi dice “non pagate per il vostro sogno” tanta gente che scrive anche bene non può pubblicare a causa della selezione spietata che un piccolo ENAP fa. Ti pare giusto? Con la scusa del “ci avete saturato il mercato e chi vale non pu emergere” in pratica si dice alla gente “oh ma se valevi qualcosa ti avrebbero pubblicato gratuitamente -falso dato che trovo molti buoni lavori, specie poetici, pubblicati a pagamento- quindi datti pace e falla finita”. E che modo è? In base a quali criteri un piccolo ENAP di fatto mi impedisce di leggere un buon libro di poesia o un saggio sulla mafia o sul nuoto che a dar retta a lui non dovevano nemmeno uscire? Menomale che gli autori hanno insistito e si sono autofinanziati. Ma menomale proprio.
Buon lavoro a tutti!
Buon lavoro a tutti!
P.s. per paolo: hai ragione. Molti editori a pagamento fanno come dici tu. Il fatto è che l’ho visto fare anche a molti editori non a pagamento che hanno in catalogo roba illeggibile. Ma tanto vivono d’altro quindi che gliene frega?!
Davvero, bisognerebbe fare liste molto più serie. Chi tra gli editori a pagamento lavora bene? Chi tra gli editori non a pagamento promette chissà cosa e poi di fatto non accade nulla? Con la rottura di scatole che poi sei pure vincolato contrattualmente per almeno 3 anni (quando va bene)? Troppo facile bollare con titolo “a pagamento” usato sempre in modo dispregiativo… Troppo demagogico.
Costantino non mi hai risposto sulla questione “servizio di segnalazione”
E’ tanto brutta come idea?
Ciao Marco,
Mi fa piacere che ti sei affezionato a questo blog. Non ti preoccupare per gli errori di scrittura, capitano a tutti, in special modo quando si usa una tastiera.
Andiamo a noi.
Riguardo il “servizio di segnalazione” tu affermi che gli EAP leggono tutti i manoscritti che gli arrivano facendo una selezione, quindi, quelli che diventeranno libri sono passati da editor, correttori di bozze e revisori. Io non penso che sia così, anzi ne ho la certezza.
Come avrai letto in questo posto, oltre a vedere quale autore ci avesse pubblicato chiedendo un contributo, volevamo anche vedere se i manoscritti venissero effettivamente letti. Infatti abbiamo mandato lo stesso libro, reso davvero illeggibile, utilizzando due nomi di persone e due titoli diversi. Ma il prodotto era lo stesso. Ebbene ci sono arrivati in entrambi gli indirizzi due proposte di pubblicazione dello stesso libro, nessuno si è accorto del gioco. Questo fatto indica che questi EAP pubblicano (per modo di dire) tutto, senza nessuna cernita.
Per questo motivo non ci fidiamo dei libri che escono da queste “case editrici”. Non possiamo perdere tempo a fare una selezione che andrebbe fatta a monte.
Preferiamo fare noi una selezione.
Per quanto riguarda l’editing posso dirti che trovare un bravo editor è davvero molto difficile, noi per fortuna ne abbiamo due che fanno parte attiva della nostra casa editrice (uno ne possiede anche il 50%) il loro curriculum e la loro esperienza decennale in questo campo (lavorano come editor per le fiction Mediaset) ci facilita molto le cose.
Una cosa che abbiamo notato è che su un centinaio di manoscritti arrivati alla nostra casa editrice ne abbiamo pubblicato o sono in via di pubblicazione soltanto 3 di essi. Se fossimo stati una EAP li avremmo pubblicati tutti guadagnando anche parecchio, facendo i conti con una media di 3000 euro a libro netti (come chiedono le altre EAP) avremmo già in tasca circa 300.000 euro. Anche perché non credo che quando un autore paga gli venga rilasciata una fattura. Molti mi hanno detto che la situazione è questa. Presto ti saprò dire se anche a me non la rilasceranno.
Per concludere devo dire che chi fa questo lavoro per passione, avendo un altro lavoro, dedica molta più attenzione a tutto ciò che riguarda la casa editrice. A nessuno piace buttare via i soldi, eccetto agli autori che pubblicano con gli EAP. I soldi che guadagniamo con il nostro “lavoro” li mettiamo tutti dentro la casa editrice, li investiamo in qualcosa in cui crediamo. Solo se fossi un EAP potrei permettermi di non lavorare e fare solo l’editore.
Noi non viviamo con la casa editrice, noi viviamo per la casa editrice.
Costantino
Marco…
certo non posso escludere che esistano EAP che fanno editing. però nella mia esperienza non è stato così. tra l’altro qualche mese fa’ scrissi sul tema un post sul mio blog e andai a contare i libri pubblicati da uno dei principali contandoli dal loro catalogo su IBS. ti assicuro che rimasi choccato da un numero che, a meno di una batteria degna di mondadori, rendeva davvero impossibile l’editing. sempre che editing sia quello che mi è capitato di fare a me con Zero91. pubblicare un libro non è soltanto fare editing, ma io mi sono permesso di sollevare quela questione perchè credo che lo scrivere come ogni esperienza umana sia un percorso pieno di occasioni di miglioramento ed è davvero un peccato che in alcuni casi questo sia pregiudicato.
paolo
“minchia!” è che certe parole mi mettono tanta paura. e mi piglia di mettermi nella meglio china per far fare silenzio al mio scantazzo. è che certe parole mi pare d’averle già sentite, come quando s’andava imparando il sussidiario fra una supersantos e una mafalda collo zucchero. certo d’allora di anni ne sono passati, ma le parole,e certe parole, proprio non vogliono amminchionirsi. e che non lo sappiamo che ci sono ladri, iene e sciacalli? ma quali pruriti? ma quali puritani? qui è di picciotti ‘ngenui che si va parlando, di “carusi” ancora senza pelo che ci credono nei sogni. qui si va parlando di “cristiani” che coi sogni di quei taluni “picciotti” si vanno arricchendo, e in culo al sogno di vedersi stampate le generalità sul foglio di un libro. e magari saranno minchiate quelle che poi leggeremo dalla prima all’ultima pagina. ma chi se ne fotte… parole erano e parole rimangono. sciacallo era e sciacallo rimane. il picciotto, quello che per farsi stampare le minchiate o magari chi lo sa il meglio capolavoro, c’ha rimesso i soldi e, talvolta, anche il sogno di credersi importante. è che io ancora ci credo nell’odore degli onesti. e in quelli che in faccia ti dicono che le tue parole di fino sono e di buono alla fine crepano. quelli che prendono i soldi, per stamparti nome, cognome e qualifica, sono solo mestieranti, nè più e nè meno. e fino a quando ci sarà qualcuno che al chincagliere all’angolo ci darà credito… e forza, come diceva il mio amco gesulado buon’anima, ca tutte dicerie sono e se non la finisci di fare il minchione come lo “schirpione” di modica ti finisce!
scusatemi… è che ancora certe parole mi mettono lo scantazzo. e le cose che ho scritto non vorrei averle mai scritte.
un abbraccio affttuoso a tutti. e perdonate ancora la mia intrusione.
Concordo con molto di ciò che dici, Costantino.
Solo che molti bravi editor lavorano per gli EAP perché altrove non gli verrebbe garantito uno stipendio decente (non ti dico da spasso, ma almeno per mangiare). E non è giusto allora.
Come anche ho trovato ottimi critici che presentavano serate di EAP, e che onestamente parlavano non solo in modo interessante del libro ma anche del perché si paga e non si paga.
Riguardo le segnalazioni te lo dicevo nel senso di: metti che un EAP abbia tra le mani un buon testo che ha pubblicato col contributo dell’autore che non aveva trovato altri spazi. E te lo manda con una lettera di accompagnamento dicendoti che so “l’abbiamo presentato e venduto tra i conoscenti dell’autore, ma secondo noi merita un salto di qualità e canali diversi”. Tu lo leggi? E se ti piace lo pubblichi? In questo caso allora un EAP non avrebbe svolto un bel servizio per l’autore a pagamento? La segnalazione appunto?
Perché per me uno dei ruoli che un EAP ha è proprio questo: fare da racconrdo tra autore e medio-grande editoria. Perché la grande editoria ad esempio non prende in considerazione i dattiloscritti ma solo lavori già pubblicati, semmai.
Infine, credo che alcuni EAP rilascino la fattura all’autore. Per questo dicevo che nel fare le varie liste bisognerebbe davvero dettagliare… Perchè continuo a pensare che i due mondi, EAP e ENAP, non siano in concorrenza, se si guarda alle professionalità.
… “qui è di picciotti ‘ngenui che si va parlando, di “carusi” ancora senza pelo che ci credono nei sogni. qui si va parlando di “cristiani” che coi sogni di quei taluni “picciotti” si vanno arricchendo, e in culo al sogno di vedersi stampate le generalità sul foglio di un libro. e magari saranno minchiate quelle che poi leggeremo dalla prima all’ultima pagina. ma chi se ne fotte… parole erano e parole rimangono. sciacallo era e sciacallo rimane. il picciotto, quello che per farsi stampare le minchiate o magari chi lo sa il meglio capolavoro, c’ha rimesso i soldi e, talvolta, anche il sogno di credersi importante. è che io ancora ci credo”
[...]
Pinco, non ci eleviamo sul piedistallo trattando da idiota chi ama scrivere e gradisce essere pubblicato, a pagamento e non. Ingenua? Sprovveduta? Gente che scrive. Semplicemente. E di certo non obbligata a farlo. Dotata di voglia di apparire. E spesso ad alto tasso di vanità. Gente che ha modo di discernere. E che se aspetta un ENAP spesso non pubblicherà mai.
Chiamare “sciacalli” quelli che li pubblicano a pagamento è come dare del “santo” al commercialista. Su, dai… qui non ci sono sprovveduti agnellini da difendere. E nemmeno lucratori assatanati da condannare. Ridimensioniamo i toni. E scagliamoci contro chi davvero ruba vigliaccamente…
appunto caro marco… appunto…
Dire che tutti hanno diritto di pubblicare un libro è come dire che tutti hanno diritto alla laurea. Il diritto di studio è di tutti. La laurea è un riconoscimento del tuo lavoro e il voto e proporzionale a quanto studi. Peccato che questa differenza in Italia non sia granché chiara. Infatti le università sono piene di studenti che non sanno neanche scrivere in italiano. Editoria, stesso discorso.
@Marco
ma con tutti questi “so”, “conosco”…
io ti ho chiesto di quali altri “lavori” camperebbe il gruppo Mauri Spagnol, e tu non mi rispondi. però dici che “conosci gente che ci lavora”.
Marco: il gruppo Mauri Spagnol è una delle quattro major. comprende Longanesi, Garzanti, Chiarelettere, Guanda ecc.
di cosa camperebbe, secondo le informazioni che hai “raccolto”.
se lo sai scrivilo.
’sto mondo [=editoria] è pieno di truffatori e millantatori – non aggiungerti alla lista.
@ Carlotta
Ciao, io non sono pienamente d’accordo con te. Secondo me non è vero che “tutti hanno diritto alla laurea”. Secondo me tutti hanno diritto allo studio, all’istruzione il che una cosa ben diversa. In modo simile, per quanto riguarda il “diritto alla pubblicazione”, credo che tutti abbiano il diritto di scrivere un romanzo e di sottoporlo alle case editrici, ma non per questo devo essere pubblicati (e pagati per il loro lavoro). Ma assolutamente tutti abbiamo il diritto di prendere il manoscritto del nostro romanzo, stamparlo e regalarlo ai nostri amici, ai nostri parenti, al nostro scrittore preferito. Per fare questo ognuno sceglie a chi affidarsi. Esiste il “publish on demand”, per esempio, con una community di aspiranti scrittori che condivide romanzi e sogni.
Certo Anna, ma in questo caso è molto più furbo e si risparmia rivolgendosi a siti come lulu.com o ad una stamperia, piuttosto che a questi EAP che promettono mari e monti e gonfiano il prezzo di stampa di almeno il doppio. Per alcune pubblicazioni ho letto “proposte” che raggiungevano i 5000 euro. 5000!
Quanto al “servizio di segnalazione” allora tanto vale rivolgersi ad un’agenzia letteraria. Si paga, ma almeno si è certi che gli agenti abbiano i canali giusti.
E soprattutto abbiano letto i manoiscritti!!!
@ Alessandra Per “publish on demand” intendevo proprio lulu.com, ilmiolibro.it, xlibris.com… Gli agenti? Sì, sicuramente, ma anche lì è un ginepraio…
Oggi ho letto qualcosa…
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=90008&sez=HOME_SPETTACOLO&ssez=LIBRI
Sul messaggero nella sezioni libri la critica di Federica Macagnone per presentare il libro “L’innocenza indecente” della giornalista Fantini.
Quello che più mi ha incuriosito è l’edizione : Albatros-Il filo.
Ho letto molto su questa casa editrice su diversi forum e ho trovato di tutto e di più, però adesso sono confuso… molto confuso.
Mi chiedo: se uno comunque vale qualcosa anche se pubblica a pagamento lo recensiscono, non è vero che sei tagliato fuori.
Non capisco … vado a meditare
Non mi stupisce che il Messaggero l’abbia recensita. Allego il curriculum di questa scrittrice pubblicata dalla casa editrice Il Filo-Albatros il più grande librificio italiano. Non penso che sia difficile farsi recensire da un collega… il mistero è svelato.
“Annalisa Fantini è nata a Cesena. È laureata in Lettere Classiche all’Università di Perugia. Giornalista professionista, ha fatto parte della Commissione nazionale per gli esami di accesso alla professione. Fa parte del corpodocente del corso “Donne, politica e istituzioni” dell’Università di Lecce. Cronista e inviata, collaboratrice di testate locali e nazionali, quali “Il Messaggero”, le reti Mediaset e alcune TV estere, svolge ora attività di free lance e di fotografa. Nel 2008 ha vinto il concorso “Conflitti” della casa editrice Mediterranean Media (Cosenza) ed è stata fra le finaliste del premio letterario indetto dalla Consulta femminile di Trieste, nella sezione racconti. È presente, come fotografa, in uno dei volumi che l’Università di Siena ha destinato alle professioniste europee. Si è occupata a lungo di immigrazione e della mafia pugliese. Si occupa sempre delle tematiche relative alla questione femminile. “
Meditazione terminata… mistero svelato!
Anna, perdono evidentemente non mi sono spiegata. Intendevo esattamente quello che hai detto tu. Però permettimi, un conto è che un editore decida di stamparti e correggerti un libro e che quindi ti offra dei servizi (con preventivo, listino prezzi e dicendoti esattamente cosa ti offre) un conto è che ti prenda in giro dicendoti che sei un genio ma “devi contribuire alle spese” magari facendoti spendere ben più di quello che spenderesti in tipografia. Ognuno fa quello che vuole di ciò che scrive ma se vuole “pubblicare” davvero allora non si può scendere a compromessi di questo genere. Se invece vuole omaggiare gli amici della sua creazione, beh quella è un altra roba
E se gli editori a pagamento fossero come i maghi?
che so, tipo Mago Letterius?
Potrebbero essere due categorie accorpabili?
Il parere di Sandrone Dazieri: http://sandronedazieri.nova100.ilsole24ore.com/2010/02/editori-a-pagamento-come-riconoscerli-e-possibilmente-evitarli-ma-questo-sta-a-voi.html
Ho scoperto questo articolo quasi per caso, anche io ho provato ad inviare i miei racconti per vederli pubblicati ed entrambe le volte mi hanno chiesto un CONTRIBUTO DELL’AUTORE.
La cosa terribile e che queste case editrici si nascondono dietro al nome di scrittori già affermati, bisognerebbe andare da loro e dirgli di mollarle.
Complimenti per il coraggio di questo POST.
Ma quale editing… Ad alcuni ENAP non viene neanche in mente. Secondo me gli autori, e io lo sono, dovrebbero un pò guardarsi dentro e chiedersi: il mio prodotto, che prodotto è ? Ha valore solo per me me o può essere una grande opera di dominio pubblico ? Se si scivono poesie o barzellette l’autore non ha bisogno di nessun editing, si metta il cuore in pace su ipotetiche vendite (che tanto anche parenti e amici sono dei franchi tiratori !) e si affidi agli ENAP. Se l’opera è un romanzo è tutto un altro discorso, ma se non si hanno grandi mire…e grandi soldi tanto vale l’on-demand. Un mio amico mi ha detto che se si vuole azzardare…a pagamento almeno bisogna tentare di farsi fare una recensione da un personaggio conosciuto, così il suo nome, tra centinaia di volumi negli scaffali, può attirare qualcuno a sbirciare il libro. Io ho pubblicato un libro comico. Domanda: se un attore (di periferia) decide di usufruire delle mie battute io in che modo posso corrispondere i miei diritti d’autore? Grazie. Ciao.
Vivo di scrittura: modestamente, ma ci vivo (in Italia non si diventa ricchi facendo gli scrittori di professione) A mio parere, questo e altri blog che mettono in guardia contro l’editoria a pagamento, sono assolutamente benemeriti: ho letto l’articolo e concordo in toto.
Però subito dopo ho fatto l’errore di leggere anche i commenti: i più indignati sono tanto suggestivi da farmi sorgere il desiderio di abbandonare la scrittura per tentare un nuovo mestiere, indubbiamente più proficuo e meno faticoso, quello dell’editore a pagamento… senza contare che avrei anche la gratitudine degli autori da me “beneficati”!
Vi seguo con grande attenzione e desidero segnalare un articolo di una mia collaboratrice:
http://sulromanzo.blogspot.com/2010/02/writers-dream-il-sogno-di-essere.html
Un saluto e grazie per il vostro impegno.
Morgan
ciao a tutti,
trovo questa argomentazione molto interessante Mio modesto parere, è che uno scrittore non dovrebbe pagare, o meglio, farsi derubare, per pubblicare il proprio libro. Io, sinceramente, non so se esistono editori che nonostante ciò ti affiancano nella pubblicità, e in una delle cose più importanti la distribuzione!!!
Sono convinta che l’editoria a pagamento sia abbastanza demoralizzante per l’autore.
saluti!!