Eudeamon Editoria a Pagamento & APS (Autori a Proprie Spese) – parte 2
gen 202010

noeap

Gentile signor XXXXXX,
con il parere favorevole dei miei collaboratori ho letto, augurandomi di fare gradita, nel minor tempo possibile, il Suo lavoro. Se anche Lei è  d’accordo su questa mia opinione concorderà con me anche nel ritenere i Suoi scritti meritevoli d’essere pubblicati e messi nel modo giusto sotto gli occhi giusti del  pubblico e della critica.

Queste righe sono tratte da una lettera che ci è arrivata qualche giorno fa, ma è necessario fare un piccolo passo indietro per capirne il contesto e dunque l’importanza.

Tutto è nato da un nostro autore, Paolo De Lazzaro (questo è il suo blog), infastidito dalla cosiddetta editoria a pagamento. Paolo aveva mandato il suo libro a diverse case editrici e alcune di esse gli avevano chiesto un contributo per la stampa. Naturalmente Paolo si è rifiutato.
Noi (Zero91) eravamo a conoscenza di questo fastidioso modo di pubblicare, ma non gli avevamo dato molto peso, fino a quando… fino a quando, partecipando ad alcune fiere e parlando con molti autori che venivano a proporci i propri manoscritti, abbiamo capito che questo modo di “operare” era comune a molte case editrici o sedicenti tali, piccole, medie o grandi che fossero. Ma ancor più grave è che alcuni di questi “autori” non abbiano esitato a pagare le cifre loro richieste pur di vedere il loro manoscritto inserito tra due copertine messe insieme con un po’ di colla.
Altri due incontri rivelatori sono stati quello con Carlotta Borasio della Las Vagas edizioni e quello subito successivo con la giovanissima Linda Rando che, attraverso il suo sito Writersdream , ha intrapreso una lotta all’ultima diffida contro le case editrici a pagamento. Queste ultime hanno intrapreso sul web una lotta tutt’ora in corso e, a mio parere persa in partenza per delegittimare il lavoro di Linda e indurla a desistere dal proseguire nella sua personale battaglia. (Vi consiglio di navigare tra questi link per farvi un’idea più completa di ciò di cui stiamo parlando!).
Da questi incontri e dai dibattiti che ne sono scaturiti è nata la volontà di agire in prima linea per raggiungere almeno due obiettivi chiave: primo, è giusto che i vari autori capiscano che se un editore non pubblica un libro è perché ritiene che l’investimento che deve affrontare, sia dal punto di vista economico-monetario che più strettamente qualitativo, non verrà ammortizzato a dovere dal mercato editoriale; sostanzialmente, il gioco non vale la candela. Il secondo intento è invece quello  di riuscire a stilare e rendere pubblica una lista con i nomi delle case editrici che pubblicano a pagamento, in modo da tenere lettori e autori coscienziosi lontani da esse. Per non uccidere l’editoria e il gusto della lettura.
Quello che stiamo facendo è semplice: prendiamo un libro, gli togliamo parole, paragrafi, anche interi capitoli, facendo in modo che quello che ne resta sia assolutamente sconclusionato, inutilizzabile, illeggibile, senza capo né coda. Fatto questo, grazie all’aiuto del blog Writersdream (nel quale ci sono già alcuni nomi di case editrici a pagamento e non) cerchiamo  di verificare se effettivamente esiste qualche editore tanto folle da accettare di pubblicare un libro del genere, non certo per spirito di beneficenza, è ovvio, e chiedendo quindi esplicitamente quanto ci costerebbe vedere la nostra fatica letteraria in libreria.
La ciliegina sulla torta è però l’idea di mandare lo stesso testo a uno stesso editore ma da due indirizzi postali differenti, con due nominativi e due titoli differenti, per appurare se effettivamente il manoscritto venga letto e se le eventuali lettere di risposta non siano piuttosto l’una la fotocopia dell’altra. La seconda ipotesi si avvera. Ripetutamente. Purtroppo.
Leggete come hanno commentato il nostro libro.

“XXXXXXXX” mette in luce una capacità di raccontare di intuire e rappresentare il senso di una figura, di un personaggio, di una  situazione, di un destino.
La “linea di svolgimento” del racconto è  tracciata da un  gusto  per la chiarezza, l’incisività,  la franchezza e quindi l’accurato tentativo di evitare giochi puramente sintattici o concettuali, la retorica che si maschera sotto tante specie, l’astrazione dalla realtà.
Solido nell’impianto, ben costruito nella trama, il racconto si articola grazie ad un linguaggio accurato, dove ogni parola, ogni similitudine, hanno l’efficacia dell’originalità e della freschezza, e la peculiarità  delle  situazioni è sempre  colta  al  volo, con pochi tratti essenziali;  che è poi l’unico modo per dare corpo vita e soprattutto credibilità  ai personaggi e alle  situazioni. Difatti, con questo scritto, Lei ha saputo mutare un’esperienza – reale o verosimile – significativa di vita in scrittura, facendone così uno dei tramiti al  tratteggio del flusso della comunicazione e della conoscenza.

Naturalmente queste forbite locuzioni non voglio dire nulla. Non descrivono il libro, ma, guarda caso, sono assolutamente adattabili a qualsiasi testo, poesie incluse. Ah, dimenticavo, abbiamo scritto anche una quindicina di poesie in circa venti minuti, del tutto insulse; naturalmente ci aspettiamo un responso positivo anche per queste.
Le poche righe che ho appena riportato sono comunque solo lo zuccherino per rendere meno amara la continuazione della lettera, dove si inizia a capire che qualche soldo come i grandi scrittori (perché siamo dei grandi scrittori, non ce lo dimentichiamo) dobbiamo spenderlo per divulgare la nostra arte e renderla fruibile ai più.

Purtroppo  l’editoria è sempre  stata tiranna  nei confronti degli Autori inediti:  basti pensare  che scrittori di nome Tolstoj, Kipling, Proust, Byron, Crane… per gli italiani  valgono pochi nomi per tutti:  Fogazzaro, Moravia, Pasolini,  Svevo, Carlo Emilio Gadda  (il quale  pubblicò  a sue spese ben quattro  libri, ma poi giunse all’affermazione) dovettero finanziare di tasca  propria il loro esordio letterario. E ciò  per  un  motivo  ben preciso, oggi più  che mai valido: la prima edizione di una “opera  prima” nella migliore delle ipotesi  ripaga il costo in un lasso di tempo piuttosto lungo. Nessuna  azienda editoriale  potrebbe reggere a lungo effettuando un investimento improduttivo o produttivo a lunghissimo termine: da qui il rifiuto  opposto ai nuovi  Autori salvo casi in cui esistano compensazioni di particolare natura (politica, magari).

Mi fa piacere che si siano definita azienda editoriale e non casa editrice, in quanto chi pubblica coi i primi può definirsi cliente, mentre chi pubblica con i secondi può lecitamente chiamarsi autore! Ma andiamo avanti. 
Ci sono case editrici piccole, nate e alimentate unicamente dalla passione a dispetto delle non indifferenti difficoltà oggettive che si devono affrontare, che cercano e incoraggiano senza esitazione (e senza contributi) i nuovi autori; una tra tante è la Zandegù. Se un editore ha paura del rischio d’impresa, allora che si cerchi un lavoro ‘sotto padrone’ a tempo indeterminato che gli dia delle garanzie. Oppure apra una copisteria/legatoria (tanto il lavoro che fanno è uguale). La vera editoria è altro!
Ma continuiamo a leggere riguardo la promozione del nostro capolavoro.

Il programma  operativo  che potremmo  sviluppare per il Suo libro prevede: la ricerca di un “padrino  letterario” cioè  di un personaggio  noto nel mondo  letterario e/o giornalistico che avalli l’opera firmandone una presentazione; il contatto con  responsabili di pagine letterarie e riviste specializzate tese ad ottenere recensioni del libro; il contatto con responsabili di premi letterari (per i quali il libro sia da noi ritenuto idoneo) teso sempre ad ottenere riconoscimenti all’opera; la disponibilità del libro in  punti vendita dislocati sul territorio nazionale, raggiunti direttamente dal nostro servizio di distribuzione o per il tramite di un’organizzazione distributiva; la pubblicizzazione con possibilità di vendita nei siti Internet indicati in calce nella nostra lettera.

Da buon siciliano quale sono, adoro la dicitura “padrino letterario” e detta da questa casa editrice mi pare anche particolarmente azzeccata. Riguardo la distribuzione e la pubblicità, si dice tutto e niente. Vediamo adesso quante copie del nostro libro sono (anzi siamo) disposti a stampare.

Nel caso di  “xxxxxxxxxx“  attueremmo una tiratura di  duecentocinquanta copie, al prezzo di copertina di euro quindici, delle  quali  circa   duecento copie sarebbero destinate alle azioni promozionali e all’Autore.

Quindi, duecento a me, cinquanta alle librerie. Secondo voi con cinquanta copie quanta visibilità potrei avere nelle 1600 librerie in Italia? Nulla!!! Noi (Zero91) se non abbiamo un ordine di almeno 1500 copie a titolo dalle varie librerie non andiamo in stampa.  Andare in stampa con numeri inferiori significa già andare in passivo prima ancora che il titolo arrivi in libreria, ovvero non recuperare i costi di produzione e promozione.
Le cinquanta copie non andranno a finire tra gli scaffali di Fnac, Mondadori, Feltrinelli o altro. Le cinquanta copie saranno  custodite nel magazzino della casa editrice pronte per essere spedite se qualcuno ne facesse richiesta. Alla fine mi ritroverei in casa duecento copie del mio libro a prendere polvere, cercando di venderlo ad amici e parenti. Che tristezza!!!!
Ed ora il prezzo… (rullo di tamburi).

L’investimento previsto è di euro tremilacinquecento; suddiviso, solitamente, in tre quote corrispondenti: alla firma del contratto; 2) alle prime bozze; 3) a fine stampa del libro; cioè  nell’arco dei mesi occorrenti alla realizzazione dell’opera o in quote da concordare unitamente alle Sue esigenze personali.

Possiamo dirvi per esperienza che le duecentocinquanta copie saranno stampate in digitale e non in offset, che non saranno rilegate filo refe (vuol dire che vi potreste trovare le pagine in mano sfogliando il libro!), la qualità della carta non sarà altissima e la copertina… ve ne accorgereste da voi.
Diciamo che per la stampa in digitale di 250 volumi di circa 280 pagine il costo potrebbe variare dai 250 ai 500 euro. Facendo due conti, pagando 3500 euro, e sottraendo da questi il costo della stampa 500 euro, avremmo buttato 3000 euro. Ci sono però casi in cui il contributo richiesto all’autore (=cliente!) arriva fino ai 7000 euro.
Questa “casa editrice” gode di ottima salute grazie a chi pubblica con loro. Se facessero pagare una media di 4000 euro a libro avendo in catalogo circa 300 titoli, il loro fatturato fino ad oggi, stando bassi naturalmente, sarebbe di circa €1.200.000 (un milione e duecentomila euro).
Certo, se proprio volete pubblicare con questa azienda, fatevi almeno rilasciare la fattura!

Adesso sicuramente vorrete sapere chi sono queste persone che si definiscono editori… Bene, vi accontento.
La casa editrice si chiama Editrice Nuovi Autori e la firma è a nome di Alessandra Aglieri.
Se proprio volete pubblicare, allora andate su Lulu o preso altri siti di print on demand e con un notevole risparmio avrete il vostro libro, direttamente a casa.


Adesso tocca a voi… facciamo i nomi!

Facciamo e fate i nomi delle case editrici che richiedono da parte dell’autore un pagamento per la stampa dei libri o l’acquisizione di una certa quantità di essi. Scrivete se avete ricevuto lettere simili a quella che ci è  arrivata a questo indirizzo: blog@zero91.com. Se avete avuto esperienze di editoria a pagamento raccontatele!

Uniti possiamo impedire che si uccida la passione e l’editoria!

51 Responses to “Editoria a Pagamento & APS (Autori a Proprie Spese)”

  1. Cao Paola,

    il tuo intervento è così garbato che quasi diventa impossibile darti torto. Eppure ci troviamo in un’area di discussione che postula l’uguaglianza tra editoria a pagamento e torto. Come a dire che mi sento vittima di un’emozione contraddittoria.

    Premesso che la distribuzione presso Feltrinelli è già qualcosa perchè è assolutamente vero che il problema non è solo quello del pagamento o meno delle spese ma anche quello della distribuzione, c’è una domanda che mi resta nella testa dopo aver letto le tue parole.

    Perchè se l’editore credeva nel tuo romanzo non era disposto a rischiare i 2-3.000 euro che invece ti ha chiesto?

    Paolo

Leave a Reply

(required)

(required)