Editoria a Pagamento & APS (Autori a Proprie Spese)

Written by costantino on . Posted in Editoria a pagamento, News

noeap

Gentile signor XXXXXX,
con il parere favorevole dei miei collaboratori ho letto, augurandomi di fare gradita, nel minor tempo possibile, il Suo lavoro. Se anche Lei è  d’accordo su questa mia opinione concorderà con me anche nel ritenere i Suoi scritti meritevoli d’essere pubblicati e messi nel modo giusto sotto gli occhi giusti del  pubblico e della critica.

Queste righe sono tratte da una lettera che ci è arrivata qualche giorno fa, ma è necessario fare un piccolo passo indietro per capirne il contesto e dunque l’importanza.

Tutto è nato da un nostro autore, Paolo De Lazzaro (questo è il suo blog), infastidito dalla cosiddetta editoria a pagamento. Paolo aveva mandato il suo libro a diverse case editrici e alcune di esse gli avevano chiesto un contributo per la stampa. Naturalmente Paolo si è rifiutato.
Noi (Zero91) eravamo a conoscenza di questo fastidioso modo di pubblicare, ma non gli avevamo dato molto peso, fino a quando… fino a quando, partecipando ad alcune fiere e parlando con molti autori che venivano a proporci i propri manoscritti, abbiamo capito che questo modo di “operare” era comune a molte case editrici o sedicenti tali, piccole, medie o grandi che fossero. Ma ancor più grave è che alcuni di questi “autori” non abbiano esitato a pagare le cifre loro richieste pur di vedere il loro manoscritto inserito tra due copertine messe insieme con un po’ di colla.
Altri due incontri rivelatori sono stati quello con Carlotta Borasio della Las Vagas edizioni e quello subito successivo con la giovanissima Linda Rando che, attraverso il suo sito Writersdream , ha intrapreso una lotta all’ultima diffida contro le case editrici a pagamento. Queste ultime hanno intrapreso sul web una lotta tutt’ora in corso e, a mio parere persa in partenza per delegittimare il lavoro di Linda e indurla a desistere dal proseguire nella sua personale battaglia. (Vi consiglio di navigare tra questi link per farvi un’idea più completa di ciò di cui stiamo parlando!).
Da questi incontri e dai dibattiti che ne sono scaturiti è nata la volontà di agire in prima linea per raggiungere almeno due obiettivi chiave: primo, è giusto che i vari autori capiscano che se un editore non pubblica un libro è perché ritiene che l’investimento che deve affrontare, sia dal punto di vista economico-monetario che più strettamente qualitativo, non verrà ammortizzato a dovere dal mercato editoriale; sostanzialmente, il gioco non vale la candela. Il secondo intento è invece quello  di riuscire a stilare e rendere pubblica una lista con i nomi delle case editrici che pubblicano a pagamento, in modo da tenere lettori e autori coscienziosi lontani da esse. Per non uccidere l’editoria e il gusto della lettura.
Quello che stiamo facendo è semplice: prendiamo un libro, gli togliamo parole, paragrafi, anche interi capitoli, facendo in modo che quello che ne resta sia assolutamente sconclusionato, inutilizzabile, illeggibile, senza capo né coda. Fatto questo, grazie all’aiuto del blog Writersdream (nel quale ci sono già alcuni nomi di case editrici a pagamento e non) cerchiamo  di verificare se effettivamente esiste qualche editore tanto folle da accettare di pubblicare un libro del genere, non certo per spirito di beneficenza, è ovvio, e chiedendo quindi esplicitamente quanto ci costerebbe vedere la nostra fatica letteraria in libreria.
La ciliegina sulla torta è però l’idea di mandare lo stesso testo a uno stesso editore ma da due indirizzi postali differenti, con due nominativi e due titoli differenti, per appurare se effettivamente il manoscritto venga letto e se le eventuali lettere di risposta non siano piuttosto l’una la fotocopia dell’altra. La seconda ipotesi si avvera. Ripetutamente. Purtroppo.
Leggete come hanno commentato il nostro libro.

“XXXXXXXX” mette in luce una capacità di raccontare di intuire e rappresentare il senso di una figura, di un personaggio, di una  situazione, di un destino.
La “linea di svolgimento” del racconto è  tracciata da un  gusto  per la chiarezza, l’incisività,  la franchezza e quindi l’accurato tentativo di evitare giochi puramente sintattici o concettuali, la retorica che si maschera sotto tante specie, l’astrazione dalla realtà.
Solido nell’impianto, ben costruito nella trama, il racconto si articola grazie ad un linguaggio accurato, dove ogni parola, ogni similitudine, hanno l’efficacia dell’originalità e della freschezza, e la peculiarità  delle  situazioni è sempre  colta  al  volo, con pochi tratti essenziali;  che è poi l’unico modo per dare corpo vita e soprattutto credibilità  ai personaggi e alle  situazioni. Difatti, con questo scritto, Lei ha saputo mutare un’esperienza – reale o verosimile – significativa di vita in scrittura, facendone così uno dei tramiti al  tratteggio del flusso della comunicazione e della conoscenza.

Naturalmente queste forbite locuzioni non voglio dire nulla. Non descrivono il libro, ma, guarda caso, sono assolutamente adattabili a qualsiasi testo, poesie incluse. Ah, dimenticavo, abbiamo scritto anche una quindicina di poesie in circa venti minuti, del tutto insulse; naturalmente ci aspettiamo un responso positivo anche per queste.
Le poche righe che ho appena riportato sono comunque solo lo zuccherino per rendere meno amara la continuazione della lettera, dove si inizia a capire che qualche soldo come i grandi scrittori (perché siamo dei grandi scrittori, non ce lo dimentichiamo) dobbiamo spenderlo per divulgare la nostra arte e renderla fruibile ai più.

Purtroppo  l’editoria è sempre  stata tiranna  nei confronti degli Autori inediti:  basti pensare  che scrittori di nome Tolstoj, Kipling, Proust, Byron, Crane… per gli italiani  valgono pochi nomi per tutti:  Fogazzaro, Moravia, Pasolini,  Svevo, Carlo Emilio Gadda  (il quale  pubblicò  a sue spese ben quattro  libri, ma poi giunse all’affermazione) dovettero finanziare di tasca  propria il loro esordio letterario. E ciò  per  un  motivo  ben preciso, oggi più  che mai valido: la prima edizione di una “opera  prima” nella migliore delle ipotesi  ripaga il costo in un lasso di tempo piuttosto lungo. Nessuna  azienda editoriale  potrebbe reggere a lungo effettuando un investimento improduttivo o produttivo a lunghissimo termine: da qui il rifiuto  opposto ai nuovi  Autori salvo casi in cui esistano compensazioni di particolare natura (politica, magari).

Mi fa piacere che si siano definita azienda editoriale e non casa editrice, in quanto chi pubblica coi i primi può definirsi cliente, mentre chi pubblica con i secondi può lecitamente chiamarsi autore! Ma andiamo avanti. 
Ci sono case editrici piccole, nate e alimentate unicamente dalla passione a dispetto delle non indifferenti difficoltà oggettive che si devono affrontare, che cercano e incoraggiano senza esitazione (e senza contributi) i nuovi autori; una tra tante è la Zandegù. Se un editore ha paura del rischio d’impresa, allora che si cerchi un lavoro ‘sotto padrone’ a tempo indeterminato che gli dia delle garanzie. Oppure apra una copisteria/legatoria (tanto il lavoro che fanno è uguale). La vera editoria è altro!
Ma continuiamo a leggere riguardo la promozione del nostro capolavoro.

Il programma  operativo  che potremmo  sviluppare per il Suo libro prevede: la ricerca di un “padrino  letterario” cioè  di un personaggio  noto nel mondo  letterario e/o giornalistico che avalli l’opera firmandone una presentazione; il contatto con  responsabili di pagine letterarie e riviste specializzate tese ad ottenere recensioni del libro; il contatto con responsabili di premi letterari (per i quali il libro sia da noi ritenuto idoneo) teso sempre ad ottenere riconoscimenti all’opera; la disponibilità del libro in  punti vendita dislocati sul territorio nazionale, raggiunti direttamente dal nostro servizio di distribuzione o per il tramite di un’organizzazione distributiva; la pubblicizzazione con possibilità di vendita nei siti Internet indicati in calce nella nostra lettera.

Da buon siciliano quale sono, adoro la dicitura “padrino letterario” e detta da questa casa editrice mi pare anche particolarmente azzeccata. Riguardo la distribuzione e la pubblicità, si dice tutto e niente. Vediamo adesso quante copie del nostro libro sono (anzi siamo) disposti a stampare.

Nel caso di  “xxxxxxxxxx“  attueremmo una tiratura di  duecentocinquanta copie, al prezzo di copertina di euro quindici, delle  quali  circa   duecento copie sarebbero destinate alle azioni promozionali e all’Autore.

Quindi, duecento a me, cinquanta alle librerie. Secondo voi con cinquanta copie quanta visibilità potrei avere nelle 1600 librerie in Italia? Nulla!!! Noi (Zero91) se non abbiamo un ordine di almeno 1500 copie a titolo dalle varie librerie non andiamo in stampa.  Andare in stampa con numeri inferiori significa già andare in passivo prima ancora che il titolo arrivi in libreria, ovvero non recuperare i costi di produzione e promozione.
Le cinquanta copie non andranno a finire tra gli scaffali di Fnac, Mondadori, Feltrinelli o altro. Le cinquanta copie saranno  custodite nel magazzino della casa editrice pronte per essere spedite se qualcuno ne facesse richiesta. Alla fine mi ritroverei in casa duecento copie del mio libro a prendere polvere, cercando di venderlo ad amici e parenti. Che tristezza!!!!
Ed ora il prezzo… (rullo di tamburi).

L’investimento previsto è di euro tremilacinquecento; suddiviso, solitamente, in tre quote corrispondenti: alla firma del contratto; 2) alle prime bozze; 3) a fine stampa del libro; cioè  nell’arco dei mesi occorrenti alla realizzazione dell’opera o in quote da concordare unitamente alle Sue esigenze personali.

Possiamo dirvi per esperienza che le duecentocinquanta copie saranno stampate in digitale e non in offset, che non saranno rilegate filo refe (vuol dire che vi potreste trovare le pagine in mano sfogliando il libro!), la qualità della carta non sarà altissima e la copertina… ve ne accorgereste da voi.
Diciamo che per la stampa in digitale di 250 volumi di circa 280 pagine il costo potrebbe variare dai 250 ai 500 euro. Facendo due conti, pagando 3500 euro, e sottraendo da questi il costo della stampa 500 euro, avremmo buttato 3000 euro. Ci sono però casi in cui il contributo richiesto all’autore (=cliente!) arriva fino ai 7000 euro.
Questa “casa editrice” gode di ottima salute grazie a chi pubblica con loro. Se facessero pagare una media di 4000 euro a libro avendo in catalogo circa 300 titoli, il loro fatturato fino ad oggi, stando bassi naturalmente, sarebbe di circa €1.200.000 (un milione e duecentomila euro).
Certo, se proprio volete pubblicare con questa azienda, fatevi almeno rilasciare la fattura!

Adesso sicuramente vorrete sapere chi sono queste persone che si definiscono editori… Bene, vi accontento.
La casa editrice si chiama Editrice Nuovi Autori e la firma è a nome di Alessandra Aglieri.
Se proprio volete pubblicare, allora andate su Lulu o preso altri siti di print on demand e con un notevole risparmio avrete il vostro libro, direttamente a casa.


Adesso tocca a voi… facciamo i nomi!

Facciamo e fate i nomi delle case editrici che richiedono da parte dell’autore un pagamento per la stampa dei libri o l’acquisizione di una certa quantità di essi. Scrivete se avete ricevuto lettere simili a quella che ci è  arrivata a questo indirizzo: blog@zero91.com. Se avete avuto esperienze di editoria a pagamento raccontatele!

Uniti possiamo impedire che si uccida la passione e l’editoria!

FacebookBlogger PostTwitterWordPressGoogle BookmarksMySpaceYahoo BookmarksYahoo BuzzGoogle ReaderDeliciousShare

Tags: , , , , , , , , , , ,

Trackback from your site.

Comments (67)

  • avatar

    paolo de lazzaro

    |

    Cao Paola,

    il tuo intervento è così garbato che quasi diventa impossibile darti torto. Eppure ci troviamo in un’area di discussione che postula l’uguaglianza tra editoria a pagamento e torto. Come a dire che mi sento vittima di un’emozione contraddittoria.

    Premesso che la distribuzione presso Feltrinelli è già qualcosa perchè è assolutamente vero che il problema non è solo quello del pagamento o meno delle spese ma anche quello della distribuzione, c’è una domanda che mi resta nella testa dopo aver letto le tue parole.

    Perchè se l’editore credeva nel tuo romanzo non era disposto a rischiare i 2-3.000 euro che invece ti ha chiesto?

    Paolo

    Reply

  • avatar

    roberto

    |

    Utilissimo questo post, ho appena ricevuto una mail di risposta identica in tutto e per tutto, ed essendoci punti che, non essendo io del mestiere, non capivo, devo dire che mi avete illuminato la proposta ricevuta (o forse, a questo punto, dovrei dire il tentativo di frode). Grazie

    Reply

  • avatar

    roberto

    |

    Vi aggiorno su quanto accaduto, dopo il mio rifiuto, giustificato dal fatto di non poter sborsare 3800€ mi è stata fatta la controproposta di effettuare una tiratura di 100 copie, tutte distribuite a me, per “soli” 1800€…. a questo punto mi converrebbe lulu.com che dite???

    Reply

  • avatar

    Cinzia

    |

    la casa editrice ismeca per 250 copie mi ha chiesto la modica cifra di 1350 euro !!

    Reply

  • avatar

    andrea

    |

    L’editoria è commercio (purtroppo); un mio conoscente che pubblica libri cosiddetti “alternativi” mi ha chiesto dei soldi per pubblicare il mio libro.
    Risulta squallido che i signori della Nuovi Autori inviino un invito standard, uguale per tutti gli scrittori in erba, dove accennano ad alcuni grandi della letteratura mondiale (Tolstoj, Pasolini etc..) che pagarono per vedere la prima opera pubblicata. Sembra quasi di avere a che fare con un imbonitore che ti vuole rifilare una batteria di pentole.
    Ma come non bisognava illudersi quando si è consegnato il dattiloscritto ai signori di questa casa editrice, così non va bene disilludersi troppo: credere nei propri mezzi, sempre, con la coscienza di raccontare qualcosa che gli altri possono apprezzare. Andrea

    Reply

  • avatar

    monica

    |

    altromondo editore ha pubblicato a pagamento mio scritto, da scheda di valutazione ho capito che il libro è stato letto, da contratto ho capito che poteva starci di partecipare alle spese, ho fatto un analisi di costi/benfici, mia valutazione personale discutibilissima certo (sono un po’ tarda con l’aggravante di essere sempre in buona fede), detto questo il libro è uscito: da contratto c’erano 800 copie in ballo ne stampano una alla volta a seconda degli ordini, gli ordini, esaurita la lista di contatti derivanti dalle mie relazioni personali e professionali, (sono da criticare anche in questo lo so), cesseranno e quindi potranno dire non ci sono ordini non stampiamo altre copie, in libreria non distribuiscono perchè da mia indagine personale le librerie non vogliono assolutamente associare il loro operato a quello delle case editrici a pagamento….fanno bene
    L’unica possibilità che ho è di ritirare l’opera appellandomi a un diritto garantito dalla legge all’autore, consapevole di aver butttato 1.800,00 € per una stampa mancata, una distribuzione volatile….tanta fuffa solo fuffa
    La strada che percorrerò sarà di sottoporre lo scritto a un editore vero non appena rientrerò in possesso dei diritti…me misera me tapina e naturalmente continuerò a partecipare al tam-tam anti EAP
    ciao e grazie per lo spazio
    Monica

    Reply

  • avatar

    Cristina

    |

    La sedicente casa editrice Caosfera (http://www.caosfera.it/), invece che lasciare prove scritte via e-mail preferisce dare il contatto telefonico di tale Alessandra Olivieri, la quale sostiene che il libro è stato letto dal dott. Filippeschi (così non puoi capire se l’hanno letto davvero: Filippeschi ovviamente non ti contatta mica di persona!), ti fa una manfrina telefonica sulle varie fasi della pubblicazione (editing, studio grafico, stampa, promozione e distribuzione (l’agenzia di distribuzione Cinquantuno – http://www.cinquantuno.it/ vanta librerie come Feltrinelli e Mondadori, che alla richiesta di informazioni sul”editore Caosfera rispondono in coro: Caoschè???? con una o due S?)
    I signori sono così gentili da mandarti a casa una bozza di contratto entro pochi giorni, in cui ti chiedono 2.620€ per una prima tiratura di 800 copie.
    mi sono divertita a telefonare loro e a chiedere il contratto, che fa bella mostra di sè nella pattumiera di casa mia, nel sacchetto della carta da riciclo.
    Cristina

    Reply

  • avatar

    Lorraine Lucien

    |

    Premesso che, pur avendo il romanzo nel cassetto da dieci anni, ho provato quest’anno ad inviarlo a Gruppo Albatros, ed ecco precisa la risposta: l’opera giudicata valida ect ect, proposta editoriale 3.275 € x 185 libri per promozione ecc ecc… sigh!

    Reply

  • avatar

    Giulio Pinto

    |

    Pure io ho inviato il mio romanzo al Gruppo Albatros. Quando dopo moltissimi anni che ci
    lavoravo ho “finito” di scrivere il testo ho
    scelto loro, perché, essendo sull’editoria ignorante come una capra, l’ho spedito alla prima casa editrice della quale ho sentito un annuncio pubblicitario. Non sapevo che chiedessero soldi. Con me la loro proposta è stata più gravosa: la condicio sine qua non l’avrebbero pubblicato è stata l’acquisto da parte mia di 220 copie per un totale di 4290 euro. Attratto dalle loro iniziative promozionali, ma anche ansioso di veder la mia
    opera pubblicata e temendo che essendo poco commerciale avrei ricevuto altrove molte porte in faccia, son andato a trovarli a Viterbo con in tasca la ricevuta dell’avvenuto pagamento.
    Non nascondo che, essendo ora più informato sulle case editrici, se tornassi indietro, tenterei di far pubblicare il libro con chi non chiede soldi. Debbo però dire che finora nella mia esperienza con loro ho ravvisato un paio di cose che sono in rotta di collisione
    con quel che ho sentito sul web. Quando son andato a fare il contratto, la loro collaboratrice, che diceva di aver letto il libro, mi chiese di dov’ero. Io gli risposi che ero di Roma e lei mi disse che riteneva fossi delle Marche. Nel mio romanzo, intitolato Folle estate, la coppia protagonista è bolognese, ma in un capitolo si reca in vacanza in una località delle Marche interagendo con personaggi che favellano col vernacolo locale. Questo per me significa che quella persona avesse veramente letto il mio dattiloscritto. Prima ho scritto finito tra virgolette perché io e l’editor che mi hanno affiancato abbiamo rivisto per tre volte il testo, dall’inizio alla fine, mandandoci continuamente delle e-mail di correzione. Almeno nel mio caso non mi sembra proprio che abbiano pubblicato il libro fregandosene di curar l’editing e senza nemmeno leggerlo. Folle estate sta uscendo adesso e forse non avrà alcun successo perché il sottoscritto come
    scrittore non vale nulla, ma ci tenevo a dire che la mia esperienza personale con loro, seppur ancor breve, mi fa ritenere che forse a volte se ne parli non proprio correttamente.

    Reply

  • avatar

    claudio

    |

    Il lavoro fatto qui è pregevole, mettendo in guardia da questa truffa molto diffusa, ma rimane il fatto che molti autori esordienti sono ignorati, magari essendo bravi. Dal canto mio, che bravo magari non sono, ma ho questa di scrivere ed altre “passioni”, ho pubblicato tutto gratuitamente sul mio sito, fatto da me stesso, anche se ho avuto un solo riscontro di una persona che ne ha letto qualcosa, a parte parenti ed amici.

    Reply

  • avatar

    susanna

    |

    Interessante,ma ormai antica querelle dell’editoria.Io ,per mi natura ,non amo distinzioni aprioristiche e pregiudiziali tra categorie.Io ho pubblicato con un editore non a pagamento ,molto competente e onesto e mi sono trovata bene3.Ho attualmente tre libri in uswcita ,di cui due con editori(amo cambiare editori per sperimentare)a pagamento,cioè ho pagato ,per altro una cifra modesta che copre carta e tipografia,in cambio ,rispetto ai due editori non a pagamento ho nel contratto percentuali più alte sulle vendite.Tutti hanno letto i miei testi,tutti hanno fatto un buon editing,ho avuto regolari fatture in partita IVA.Ho fatto le mie presentazioni e le librerie che hanno in vendita il primi libro si sono prenotate per gli altri senza fare distinguo.Spesso l’editoria a pagamento può servire nelle situazioni letterarie di nicchia.Ad esempio (sono una storica)ho curato la revisione di un testo bellissimo di un filosofo libertario contemporaneo e nessuna casa non a pagamento ha accettato la pubblicazione ,mentre con spesa veramente esigua abbiamo pubblicato il testo e vi assicuro che le pagine non si staccano e la carta è curata.Un caro saluto

    Reply

  • avatar

    dario

    |

    Buonasera, mi chiamo Salvatore Dario le scrivo, per fare una domanda. LA casa editrice caosfera mi a chiesto un compenso per la pubblicazione(500 copie) di un racconto dicendomi però che rimarrebbero a me i diritti d’autore?.
    Dato che è la mia prima esperienza e non sono uno scrittore conosciuto vorrei sapere se è normale che chiedano un compenso prima della pubblicazione,oppure se e tutta una fregatura per fregarti un po di soldi.Se qualcuno conosce una casa editrice che prima pubblica e poi chiede il compenso sulle vendite mi faccia sapere.
    Grazie per la vostra attenzione .
    Salute a tutti
    La ringrazio per l’attenzione. Cordiali saluti

    Reply

  • avatar

    dario

    |

    Ciao anche a me ha contattato la stessa casa editrice,mi ha anche mandato a casa il contratto.che io ovviamente non ho firmato,e non so se lo farò, penso che a pagamento si pubblica qualsiasi cosa,ora sto cercando un’altra casa editrice che magari legga veramente il libro,voglia pubblicarlo,e poi parlare di compensi,sicuramente difficile da trovare.

    Reply

  • avatar

    prestiti pensionati

    |

    Articolo di notevole importanza, ben fatto, è utilissimo leggerlo, grazie

    Reply

Leave a comment

Commenti recenti

avatar

Massimo

|

Ho avuto una pessima esperienza pubblicando il mio primo libro con contributo. Non un solo aspetto ha funzionato.
1 – Nonostante abbia visionato e rivisionato le bozze sino alla nausea, e nonostante le mie correzioni segnalate alla casa editrice, il libro è stato pubblicato pieno di errori, come non l’avessi nemmeno corretto.
2 – Pensate che sulla copertina la casa editrice ha scritto “romanzo”, quando invece si trattava di una raccolta di racconti.
3 – Nemmeno una copia del libro è finita in libreria.
4 – Nemmeno una presentazione è stata organizzata dalla casa editrice, le ho organizzate io, e non solo la casa editrice non mi ha aiutato, ma mi ha persino ostacolato non rifornendo la libreria delle copie richieste.
5 – Dopo pochi mesi l’editore mi telefona dicendomi che la prima edizione è esaurita, che per contratto doveva essere di 500 copie.
Dopo un paio di giorni mi arriva il resoconto delle copie vendute per determinare il compenso: 62 copie vendute. Le cose sono due: o sono stato imbrogliato all’inizio e non sono state stampate le 500 copie pattuite, o sono stato imbrogliato sulle vendite.
6 – La casa editrice non solo non ha fatto niente per cercare di vendere qualche copia del libro, ma ne ha persino ostacolato la pubblicità e la circolazione, in pratica sembrava facessero di tutto per non venderlo.
7 – Il bello è che dopo tutto questo, mi mandano ancora le newsletter proponendomi di fare pubblicità al mio libro via radio, per la modica cifra di 500 euro, naturalmente a mio carico. Ok che sono stato un deficiente a pagare per la pubblicazione, ma non pensavo mi considerassero proprio un idiota.
Conclusione: se devo pubblicare ancora, mi faccio il libro io, piuttosto di pagare me lo scrivo a macchina, ritaglio le pagine e le rilego con un paio di graffette. Il risultato non sarà sicuramente peggiore di quello che ho ottenuto con quella casa editrice.

avatar

mutui

|

bello..

avatar

prestiti pensionati

|

Articolo di notevole importanza, ben fatto, è utilissimo leggerlo, grazie

avatar

Delle

|

La qualità di un romanzo conta eccome. Se è vero che gli editori, anche grandi, pubblicano molte boiate, dall’altro lato è vero che un libro veramente buono un editore lo trova sempre.

avatar

dario

|

Ciao anche a me ha contattato la stessa casa editrice,mi ha anche mandato a casa il contratto.che io ovviamente non ho firmato,e non so se lo farò, penso che a pagamento si pubblica qualsiasi cosa,ora sto cercando un’altra casa editrice che magari legga veramente il libro,voglia pubblicarlo,e poi parlare di compensi,sicuramente difficile da trovare.