feb 012010
Umberto Eco

Umberto Eco

da Repubblica — 27 febbraio 2008,   pagina 46,   sezione: CULTURA

Umberto Eco, quarant’ anni fa, li chiamava “autori della quarta dimensione”. Casalinghe inquiete e colonnelli in pensione, ragionieri in cerca di riscatto o mariti insoddisfatti, il bancario che ci ritira l’ assegno o la vicina di pianerottolo. Talvolta anche giovani acculturati e sussiegosi, afflitti dal complesso dell’ outsider. Una comunità che vive parallela a quella riconosciuta, con le sue regole, le sue riviste, i suoi dizionari critico-biografici: alieni di un altro pianeta. Provvisti di doppio cognome o di ambizioni frustrate, incarnano il genio poetico nazionale: la nobile aspirazione alla scrittura che talvolta travalica e schiaccia la meno fulgida abitudine alla lettura. Disposti a tutto pur di pubblicare: anche chiedere un prestito o sacrificare le vacanze, per un libro destinato a rimanere invisibile, “la quarta dimensione” appunto. Se in quasi mezzo secolo tutto è cambiato – la società letteraria spazzata via dal mercato editoriale, la critica seppellita dalla promozione, Internet che apre nuovi spazi e imprevedibili orizzonti, i consumi culturali rivoluzionati dall’ elettronica – il sotterraneo talento patrio resiste inalterabile, alimentando oggi come allora il business delle case editrice a pagamento. L’ industria del genio italico, per dirla con Eco. L’ ossatura del costume letterario nazionale. L’ identikit dell’ aspirante scrittore può aver subito in questi decenni leggeri slittamenti. Meno blasonato (cade il doppio cognome), più ricco di medaglie pubbliche (l’ assessore è una tipologia assai presente), più frequentemente di genere maschile, talvolta dotato di studio professionale avviato. La titolazione, no, quella è rimasta pressoché identica, specie nel genere lirico: a Mesti Palpiti e Cuore dolente citati da Eco fanno da pendant Il canto ammaliante della vita e Scampoli di gioia pescati in alcuni dei siti contemporanei. Ma soprattutto immutata nel tempo si presenta quella che viene definita «la strategia acchiappapolli», tecnica felicemente sperimentata da questa schiera di pseudoeditori.

feb 012010

di Silvia Ognibene

Esordienti da spennare

Esordienti da spennare di Silvia Ognibene

Questo post è preso dal blog Cabaret Bisanzio.
[Silvia Ognibene è una giornalista. Ha svolto un’inchiesta sull’editoria a pagamento. Racconterà alcune sue esperienze su queste pagine. L’inchiesta sarà pubblicata su un libro che l’editore Terre di Mezzo manderà in libreria il 26 ottobre. a.pa.].

Ho scritto un libro bellissimo. Quindi Libroitaliano me lo pubblica.
“Come certamente sa – mi scrive l’editore – la modalità di pubblicazione di un libro di un autore non ancora noto, salvo i rari casi di scrittori fra i più celebrati, è quella di stabilire una corretta misura di partecipazione finanziaria, intesa nel più ampio contesto negoziale, fra la casa editrice e il proprio autore. Si tratta di una prassi consolidata, non solo in Italia, che permette all’editore di affrontare meglio i costi di stampa e di promozione, e all’autore di ottenere tutti i vantaggi di una serena gestione editoriale. Libroitaliano, che è considerata la più importante casa editrice nel campo della letteratura emergente, offre agli scrittori italiani una formula trasparente e la certezza di far parte di un campione selezionato che andrà sicuramente verso una positiva accoglienza di critica e di pubblico. D’altronde, raramente, le grandi concentrazioni editoriali prendono in considerazione gli autori emergenti. La nostra casa editrice, che pubblica anche importanti nomi della cultura italiana, dà ogni incoraggiamento a quanti desiderano proporsi al pubblico, senza pregiudizi ed ipocrisie. Libroitaliano è l’unica alternativa possibile per entrare nel difficile settore editoriale con autorevolezza e prestigio”.
Me lo pubblica ma devo pagare tremila euro per acquistarne duecento copie. Caruccio, forse. Certo, però, con la modica somma di euro tremila mi compro autorevolezza e prestigio, gli encomi della critica e del pubblico, e magari divento pure famosa. E poi, a quanto pare, pagare per pubblicare è una cosa normale. E, in fondo, visto che la casa editrice Libroitaliano è così generosa da incoraggiarmi, posso pure dare una mano, no? E poi basta con questa demagogia che bisogna esser pagati per il lavoro che si fa, e non pagare per lavorare! Che dite, accetto?

gen 292010

noeapFinalmente, non stavamo nella pelle, oggi ci è arrivata anche la risposta che aspettavamo da tempo. Un’altra casa editrice ha letto il nostro manoscritto e ci comunicano che vogliono assolutamente pubblicarlo. Non credevamo che un lavoro svolto in un paio d’ore potesse portare a questo risultato. Un lavoro fatto a regola d’arte, che ha rischiesto la scelta di opera già pubblicata che abbiamo sottoposto a un lifting estremo (abbiamo tolto molti capitoli e dei pochi che restavano abbiamo tagliato frasi e troncato idee).
Iniziamo a leggere la lettera vediamo se hanno capito lo spirito del libro:

gen 202010

noeap

Gentile signor XXXXXX,
con il parere favorevole dei miei collaboratori ho letto, augurandomi di fare gradita, nel minor tempo possibile, il Suo lavoro. Se anche Lei è  d’accordo su questa mia opinione concorderà con me anche nel ritenere i Suoi scritti meritevoli d’essere pubblicati e messi nel modo giusto sotto gli occhi giusti del  pubblico e della critica.

Queste righe sono tratte da una lettera che ci è arrivata qualche giorno fa, ma è necessario fare un piccolo passo indietro per capirne il contesto e dunque l’importanza.

Tutto è nato da un nostro autore, Paolo De Lazzaro (questo è il suo blog), infastidito dalla cosiddetta editoria a pagamento. Paolo aveva mandato il suo libro a diverse case editrici e alcune di esse gli avevano chiesto un contributo per la stampa. Naturalmente Paolo si è rifiutato.
Noi (Zero91) eravamo a conoscenza di questo fastidioso modo di pubblicare, ma non gli avevamo dato molto peso, fino a quando… fino a quando, partecipando ad alcune fiere e parlando con molti autori che venivano a proporci i propri manoscritti, abbiamo capito che questo modo di “operare” era comune a molte case editrici o sedicenti tali, piccole, medie o grandi che fossero. Ma ancor più grave è che alcuni di questi “autori” non abbiano esitato a pagare le cifre loro richieste pur di vedere il loro manoscritto inserito tra due copertine messe insieme con un po’ di colla.

nov 302009
Eudeamon

Eudeamon

Questo libro non doveva essere pubblicato.
Questo libro non doveva entrare nelle librerie.
Questo libro, uscito in sordina quasi un anno fa, sta raccogliendo entusiasmi tra i lettori al di sopra di ogni nostra aspettativa (o quasi).
La sua storia è molto semplice. Un nostro amico è inciampato in questo libro su internet, per essere più precisi su Second Life. Lo ha letto e ci ha chiesto di fare altrettanto. Ha chiesto alla sua autrice americana se fosse già stata contattata da qualche casa editrice. La risposta di Erika fu negativa. Noi lo abbiamo divorato e abbiamo deciso che questo libro (che non aveva ancora trovato un editore) doveva essere assolutamente pubblicato. E così abbiamo fatto di tutto per fare vedere la luce a questa (ora nostra) creatura.
Le prenotazioni sono state molto basse, ma noi ci siamo incaponiti nel volerlo pubblicare. Sapevamo già che vendendo tutte le copie non avremmo coperto i costi di produzione. Ma la decisione era già stata presa. I libro doveva andare in stampa… e così è stato.

Alla fine chi ha letto questo libro ci ha dato ragione. Anche se questo libro ci è costato più degli altri, la sensazione che sentiamo quando un lettore ci dice che Eudeamon è una dei migliori libri che abbiano mai letto, non ha prezzo.
Su Anobii l’utente Diggin ha lasciato un commento riguardo al libro. Lo riporto di seguito:

Meravigliosa sorpresa. Mi ha ricordato perché amo leggere. Coinvolgente come solo certa letteratura può essere. Mi ha ricordato Orwell, Huxley… e anche perché amo i libri fatti bene, dentro e fuori. Storia, editing, progetto grafico, linea, impeccabili. Quando una piccola casa editrice dovrebbe far vergognare alcune “grandi”.

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lug 152009

ZERO91

ZERO91

La vita è fatta di idee, di decisioni, di scelte e di sbagli. Questi elementi contribuiscono in parti pressoché eque alla realizzazione o al fallimento del percorso di ciascuno. Per qualcuno che vince c’è qualcun altro che perde, per uno che ha ragione ce n’è un altro che ha torto, per qualcuno che guadagna c’è qualcuno che spende e per uno che va c’è n’è un altro che resta. Luoghi comuni, frasi fatte o solo grandi, semplici evidenze, verità tanto quotidiane da sembrare banali ma che sanno rivelarsi in tutta la loro importanza quando meno ce lo si aspetta. Sono i momenti in cui una firma mette fine a mesi di preoccupazione, di ansia, di delusioni, in cui l’inchiostro su un foglio segna il confine tra un prima e un dopo, tra ciò che, nel bene come nel male, è stato e ciò che, comunque vada ma in serenità, sarà. Sono i giorni in cui non rimpiangi nulla, ma respiri profondamente e hai la sensazione che l’aria entri nei tuoi polmoni per la prima volta. Rinasci. E, con te, rinasce anche il frutto del tuo lavoro.
Bentornata, anzi, benvenuta, Zero91!